un paio di occhiali nuovi
“si può capire molto di una persona dal tipo di occhiali che sceglie, non è vero?” ha detto mia madre sorridendo felice come una bambina alla commessa di salmoiraghi & viganò che stava inserendo i suoi dati nel database aziendale. la commessa non poteva certo smentirla e sommessamente ha confermato proseguendo a digitare sulla tastiera. mia madre aveva appena scelto i suoi nuovi occhiali da vista ignorando sostanzialmente sia i suoi consigli che i miei ma allo stesso tempo dipendendo totalmente dalla nostra approvazione. io dall’esterno rivedevo chiaramente la scena di quando alcuni anni fa, comprando i miei ultimi occhiali, pateticamente pendevo dalle labbra della mia amica chiamata a consigliarmi. sospetto non sia soltanto una cosa di famiglia ma che una decisione apparentemente semplice come scegliere una montatura sia in effetti capace di mandare in crisi anche le persone più razionali. nella speranza forse che il parere di un’amica, un figlio, persino una giovane commessa mai vista prima, possa dire qualcosa di nuovo e rivelatore – per una proprietà riflessiva – prima di tutto a se stessi. ma può darsi che stia scrivendo tutto questo soltanto per dirvi che la commessa, l’altro giorno, era davvero molto, molto carina.
vedi alla voce: quotidiano generalista
al corriere della sera c’è una sempre più evidente tendenza ad abbassare volutamente il livello dei contenuti, proprio adesso che governa la sinistra e quindi la cultura (ma dove?), la qualità, eccetera. due esempi emblematici sono il mini tabloid che viene distribuito gratuitamente la sera, idea potenzialmente interessante sfruttata almeno per ora malissimo, e la web tv dove alcuni video sono veramente al confine con la parodia – guardate “come ci si deve fare la barba” e “che cosa mangiare nella pausa-pranzo”.
per fortuna sul quotidiano resistono firme come claudio magris che oggi nel fondo in prima pagina mette qualche puntino sulle i nel dibattito su tradizionalismo e progressismo cattolico (confrontare l’articolo di galli della loggia qualche giorno fa sempre sul corriere). un estratto dall’articolo odierno di magris:
Il tradizionalista che si ferma al passato nega e offende la Chiesa e la sua cattolicità ovvero universalità, perché la considera di fatto una morta reliquia. I cosiddetti «teocon» — termine alquanto infelice, da gergo di gruppuscolo o da complesso rock — possono capire poco di queste cose, perché in genere non hanno alcuna esperienza del Cristianesimo e del Cattolicesimo [...] Della Chiesa hanno un’immagine vagamente nobile e consolatoria, così come si sa che nell’induismo ci sono divinità raffigurate con molte teste e molte braccia. La stessa autodefinizione di «atei devoti» — in cui l’arrogante professione di ateismo vorrebbe darsi una patina di cinismo libertino settecentesco, come quello degli abati galanti dell’ancien régime — non è la migliore premessa per occuparsi di cose di fede.
(qui l’articolo intero)
thank goodness for the good bands
un breve riassunto sugli ultimi due giorni di concerti. venerdì al jail i fresh air of hiroshima hanno dimostrato anche dal vivo l’efficacia del loro garage rock&roll o come diavolo volete chiamarlo, dominato dalle melodie pop della voce acutissima incazzata e cristallina di barbara e da quelle dei mantra di chitarra distorta di albè mentre basso e batteria trovano nei subwoofer il loro spazio vitale. chissenefrega di qualche imprecisione quando quattro ragazzi poco più che ventenni sanno tirarti fuori dei pezzi così – ascoltateli nel demo ottimamente registrato da luigi galmozzi, fonico di bugo e tre allegri ragazzi morti. dopo di loro convincono a metà gli el toco, power trio che mi ricorda un po’ i fiub e alterna interessanti trame noisepop a melodie troppo smaccatamente nirvaniane. chiusura di serata con i fuckvegas e il loro stoner molto ripetitivo, sarà che avevo già sonno ma dopo pochi pezzi non ho più notato tracce di idee originali e mi stavo addormentando su una sedia neanche troppo comoda.
sabato al rolling stone – dove il fatto che avessi due ingressi gratuiti e ci sia andato da solo la dice lunga sullo stato presente della mia vita sociale – ci sono invece i genovesi marti, già primascelta su rockit nonché ultimo disco prodotto dalla green fog records di casa meganoidi. incredibilmente atipici, quarantenni in giacca e cravatta con l’aspetto da gruppo jazz (c’è anche il contrabbasso), quanto incredibilmente bravi nel loro rock cantautorale in inglese – come morrissey sorpreso a coverizzare i coretti pop di simon & garfunkel, come nick cave che riscrive i pezzi di paolo benvegnù. benvegnù che non a caso ha partecipato alla produzione del loro “unmade beds”, sicuramente da tenere presente tra i dischi italiani dell’anno. peccato per qualche problema tecnico, vale la pena andarli a risentire alla casa139 il prossimo 30 novembre. a seguire proprio i meganoidi che continuano in quel coraggiosissimo percorso, già solo per questo meritevole di attenzione, che li ha visti abbandonare lo ska e poi il rock radiofonico per una ricerca forse non ancora giunta a destinazione tra post-rock, mathcore, screamo che non si vergogna di usare ancora i fiati, di mischiare l’inglese e l’italiano, di suonare per il gusto di farlo senza dover dimostrare niente a nessuno. imperterriti tra il pubblico i fan del periodo ska che non apprezzano, pogano appena possono e invocano “supereroi”, accontentati parzialmente dal finale con “zeta reticoli”.
un paragrafo a parte merita il “nuovo” sabato del rolling stone che non vede più nel cartellone l’inossidabile dj ste lucchese – quello che metteva su gli stessi 10 pezzi da 10 anni cambiandone solo l’ordine – e presenta una invitante nuova denominazione “uk indie rock&roll – electro – etc.”. la serata in effetti non vede, fatto già di per sé notevole, né i red hot chili peppers, né gli offspring, né i subsonica tra i primi cinque pezzi, salutando invece le new entries jet (vabbeh) e arctic monkeys (“when the sun goes down”, giusto per non essere troppo al passo coi tempi). ma poi incrollabili ecco arrivare “holiday” dei green day e “song 2″ dei blur. il sabato rock del rolling stone rimane anche per questa stagione una delle poche certezze della vita.
dei canadesi a milano
i canadians – già vincitori dell’heineken jammin contest, già citati da nme – in questi giorni stanno registrando il loro full length d’esordio al jungle sound di milano. ieri sono andato a trovarli, ho fatto un po’ di foto analogiche che prima o poi metterò online e girato questo piccolo video mentre provavano uno dei nuovi pezzi. viste le grosse attese che ci sono in giro per questo disco, l’atmosfera era molto rilassata – sarà forse per l’incredulità di avere studio, albergo, cibo e birre gratis per un mese in qualità di vincitori del concorso di cui sopra. ogni tanto qualcosa gira per il verso giusto anche in italia.