thank goodness for the good bands
un breve riassunto sugli ultimi due giorni di concerti. venerdì al jail i fresh air of hiroshima hanno dimostrato anche dal vivo l’efficacia del loro garage rock&roll o come diavolo volete chiamarlo, dominato dalle melodie pop della voce acutissima incazzata e cristallina di barbara e da quelle dei mantra di chitarra distorta di albè mentre basso e batteria trovano nei subwoofer il loro spazio vitale. chissenefrega di qualche imprecisione quando quattro ragazzi poco più che ventenni sanno tirarti fuori dei pezzi così – ascoltateli nel demo ottimamente registrato da luigi galmozzi, fonico di bugo e tre allegri ragazzi morti. dopo di loro convincono a metà gli el toco, power trio che mi ricorda un po’ i fiub e alterna interessanti trame noisepop a melodie troppo smaccatamente nirvaniane. chiusura di serata con i fuckvegas e il loro stoner molto ripetitivo, sarà che avevo già sonno ma dopo pochi pezzi non ho più notato tracce di idee originali e mi stavo addormentando su una sedia neanche troppo comoda.
sabato al rolling stone – dove il fatto che avessi due ingressi gratuiti e ci sia andato da solo la dice lunga sullo stato presente della mia vita sociale – ci sono invece i genovesi marti, già primascelta su rockit nonché ultimo disco prodotto dalla green fog records di casa meganoidi. incredibilmente atipici, quarantenni in giacca e cravatta con l’aspetto da gruppo jazz (c’è anche il contrabbasso), quanto incredibilmente bravi nel loro rock cantautorale in inglese – come morrissey sorpreso a coverizzare i coretti pop di simon & garfunkel, come nick cave che riscrive i pezzi di paolo benvegnù. benvegnù che non a caso ha partecipato alla produzione del loro “unmade beds”, sicuramente da tenere presente tra i dischi italiani dell’anno. peccato per qualche problema tecnico, vale la pena andarli a risentire alla casa139 il prossimo 30 novembre. a seguire proprio i meganoidi che continuano in quel coraggiosissimo percorso, già solo per questo meritevole di attenzione, che li ha visti abbandonare lo ska e poi il rock radiofonico per una ricerca forse non ancora giunta a destinazione tra post-rock, mathcore, screamo che non si vergogna di usare ancora i fiati, di mischiare l’inglese e l’italiano, di suonare per il gusto di farlo senza dover dimostrare niente a nessuno. imperterriti tra il pubblico i fan del periodo ska che non apprezzano, pogano appena possono e invocano “supereroi”, accontentati parzialmente dal finale con “zeta reticoli”.
un paragrafo a parte merita il “nuovo” sabato del rolling stone che non vede più nel cartellone l’inossidabile dj ste lucchese – quello che metteva su gli stessi 10 pezzi da 10 anni cambiandone solo l’ordine – e presenta una invitante nuova denominazione “uk indie rock&roll – electro – etc.”. la serata in effetti non vede, fatto già di per sé notevole, né i red hot chili peppers, né gli offspring, né i subsonica tra i primi cinque pezzi, salutando invece le new entries jet (vabbeh) e arctic monkeys (“when the sun goes down”, giusto per non essere troppo al passo coi tempi). ma poi incrollabili ecco arrivare “holiday” dei green day e “song 2″ dei blur. il sabato rock del rolling stone rimane anche per questa stagione una delle poche certezze della vita.
bè ma zeta reticoli direi che non appaga di certo i vecchi fan che richiedono supereroi
in effetti già zeta reticoli non c’entrava più nulla con lo ska degli inizi. ma diciamo che gli ska-fan presenti si sono accontentati e hanno pogato lo stesso.
bèh è già qualcosa…
minchia ste lucchese…
Qui si sta pericolosamente scivolando verso la critica. Per me un musicista o fa il musicista o fa il critico. Noi non commentiamo l’indie. Noi SIAMO l’indie.
zetareticoli accontenta “la voglia di cantare una canzone” dei fans,perchè è l’ultima canzone commerciale dei meganoidi…
…che poi poghino su questo pezzo è un altro discorso…
beh trincio non è la prima volta che gioco a fare il critico musicale… potrebbe essere il classico caso del musicista fallito che si mette a fare il critico, ma potrei citarti anche rossano lo mele che da anni suona nei perturbazione e scrive recensioni su rumore.
fabio: l’ultima canzone commerciale oltre che l’unica effettivamente “cantabile” del concerto. che poi questi pogassero è perché erano delle teste di ca**o e volevano solo fare casino.
No dai, poveri Fandelperiodoska… Vanno capiti. Sarò terzista, ma se a ragione ci sono fan che apprezzano il nuovo corso e non il vecchio, è ragionevolmente comprensibile che esistano fan che preferiscono il vecchio al nuovo.
ps.
non ho ancora sentito nulla del gruppo rivoluzionato.
a parte il mio personale giudizio sul vecchio corso, il problema non è che ci sia gente che preferisce i vecchi pezzi (comprensibile) ma che ci sia gente che va lo stesso ai concerti solo per urlare SUPEREROIIIII e insultare il gruppo. specialmente quando questa gente sono diciottenni ubriachi e rompipalle. se li vedevi trincio sono certo che mi daresti ragione.
ps: su http://www.meganoidi.com/ c’è il nuovo video in download.