quando non sai centrare il punto, non rimane che fare un post a punti
- il primo singolo di luvi de andrè, figlia di fabrizio, ascoltato stasera a che tempo che fa è un orribile bignami di rock sanremese. dai credits sul sito ufficiale pare che dell’album lei non abbia scritto nulla ma sia soltanto interprete, non so se ascriverlo a colpa o merito.
- il concerto di moltheni alla casa139 è stato invece una meraviglia grazie soprattutto a una band strepitosa con giacomo fiorenza al basso, gianluca schiavon alla batteria e pietro canali al piano wurlitzer – dietro al mixer gigi galmozzi casualmente appena citato su queste pagine per il suo lavoro con i fresh air of hiroshima.
- il nuovo disco dello stesso moltheni qui è in repeat da diversi giorni. nel tentativo di decifrare se il ritorno di alcuni elementi più pop e ritmicamente upbeat rispetto al precedente cupissimo splendore terrore sia la sintesi del meglio che il cantautore marchigiano ha saputo fin qui offrire o invece un mezzo passo indietro verso qualcosa di già detto in passato. nei testi più diretti del suo solito, fra metafore e quotidianità ci regala passaggi mirabili come “minerva / che io vinca o perda / non è importante / fammi da moglie e amante / controlla la mia mail”. due brani in ascolto qui e una bella intervista qui.
- ho finalmente ascoltato anche il secondo disco solista di riccardo sinigallia, canzoni a metà strada, del quale avevo letto molto bene e non posso che confermare. tra echi dei tiromancino di in continuo movimento (curiosamente, il primo album del gruppo dopo l’addio dello stesso sinigallia) e assonanze con la ricerca intimista-intellettuale del disco di lele battista (ex la sintesi) il risultato del musicista romano sale però alcuni gradini più in alto di entrambi – quasi dalle parti dei non voglio che clara nello stile e nell’efficacia di una forma cantautorale tradizionale. pianoforti che sembrano ludovico einaudi, testi di classe piuttosto rara, misurate e intelligenti contaminazioni elettroniche. da sentire.
- uno dei fondatori di wikipedia lancia un progetto alternativo che dovrebbe limitare i contributi anonimi per inseguire una maggiore affidabilità delle informazioni. intanto riflettevo sul definitivo successo della web revolution quando le notizie più aggiornate, affidabili e tecnicamente competenti sull’incidente nella metro di roma le trovavo non sui media tradizionali ma sul forum di ferrovie.it dove nel giro di poche ore erano intervenuti macchinisti, appassionati ed esperti del settore.
- leonardo prevede la fine dei blog scritti a favore dei contenuti video. ma io dico, semplificando molto, che la tv non ha mica ucciso i giornali. forse la massa preferisce guardare un tg che leggere un quotidiano, ma se in molti continuano invece a leggere i quotidiani forse la parola scritta ha anche lei delle carte da giocare – le prime che mi vengono in mente e forse non le più importanti: possibilità di approfondimento, velocità di fruizione non predeterminata, possibilità di multitasking (per esempio leggere ascoltando musica).
- molto di moda anche parlare male di myspace. faccio il bastian contrario sostenendo che dipende da come lo si usa. come mezzo di promozione per gruppi emergenti è ottimo, sia per chi fa musica sia per chi la ascolta. certo preoccupante vedere gli adolescenti cerebrolesi collezionare friends come le figurine panini a colpi di “grazie per l’add”. ma di questo myspace è imputabile solo fino ad un certo punto.
- finalmente mi sono deciso ad aprire un account su del.icio.us con l’obiettivo di rimpiazzare il mio vecchio e incasinato elenco di bookmarks. ora si tratta solo di riempirlo.
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Anch’io non credo che i blog (e in generale la parola scritta) non “sparirà ” da internet, anzi. Certo che YouTube è diventata un po’ la piaga dei blog (e io amo i video, soprattutto quelli musicali, alla follia): ormai ci sono blog che sono fatti per più della metà da semplici video piazzati lì, spesso senza neanche un commento.
mi accorgo solo ora del link che hai messo e che indirizza sul nostro sito.
Grazie mille!
a presto.
peace.