casa nostra
da tempo milano non era così protagonista di un film come in “a casa nostra” della romana francesca comencini. a partire dalla fotografia di luca bigazzi che la ritrae dall’alto della torre velasca in stupende inquadrature caratterizzate dai toni bluastri della sera. dal selciato del duomo ancora mezzo impacchettato la insegue nelle case di ringhiera, lungo i binari ferroviari, fino ai ruderi industriali della periferia. negli interni le scenografie opera di paola comencini, sorella della regista, sono vere e familiari sia per le ricche case borghesi che per gli appartamenti popolari. e poi c’è un bel film, che non guasta. con alcune ottime recitazioni (da applausi battiston) e una via italiana – verrebbe da dire milanese, disincantata ma umana, cinica ma idealistica – al film corale hollywoodiano dalle storie intrecciate. senza compiacimenti o melodrammi ci sono tantissimi temi di attualità: le banche e la politica, le intercettazioni telefoniche, i magistrati, la moda, il commercio di bambini. ci sono personaggi complessi di differente estrazione sociale e morale che insieme dipingono uno spaccato convincente della milano dei nostri giorni, problematico ma ancora ricco di speranza. c’è un film che la moratti avrebbe fatto più bella figura a non criticare.