il myspace dei non voglio che clara li annuncia il 10 maggio al goganga di milano accompagnati da un quartetto d’archi, ma la data non è confermata altrove. chi sa, parli[update: il gruppo mi comunica che la data è confermata]
l’11 luglio a ferrara confermatissima invece l’unica data italiana per gli arcade fire. qui in settimana si prende il biglietto, che non si sa mai.
se l’evento epocale della mia laurea non fosse bastato, mentre uscivo di casa domenica pomeriggio i primi caroselli in corso buenos aires mi hanno ricordato che anche lo scudetto dell’inter era un’altra di quelle cose per le quali si erano ormai perse le speranze. il piccolo tifoso nerazzurro che è in me si è però rieclissato nel giro di un paio di drink e della gente, attesa e inattesa, che riempiva il goganga. e allora davvero grazie, grazie a tutti quelli che sono passati domenica, grazie ai phonograph che hanno fatto un concerto straordinario, grazie ai fresh air of hiroshima che hanno abbassato i volumi per non farsi prendere a schioppettate dal proprietario del locale, grazie al proprietario del locale che non li ha presi a schioppettate quando i volumi li hanno piano piano rialzati, grazie a bugo che si è materializzato al bancone e potrò raccontare ai nipoti che alla mia festa di laurea c’era anche bugo, grazie a mattia che conoscevo solo via blog e che si è presentato a ritirare il suo free drink quando ormai ero troppo ubriaco per una conversazione, grazie a tommy che in tutto questo ha continuato a mettere su bella musica dalla balconata del dj, grazie a quelli che mi hanno regalato questa meraviglia, grazie a tutti gli altri che sono arrivati con pacchetti e sorprese, grazie ad alberto che li ha ritrovati sulla sua macchina il giorno dopo, grazie al filobus che mi ha portato a casa alle 2 di notte, grazie davvero. obrigado.
ci siamo, poco più di 24 ore alla mia festa di laurea, nonché primo passenger seat party! mi piacerebbe offrire da bere a tutti ma se le presenze saranno numerose come spero risulterebbe un po’ troppo dispendioso. adotterò quindi il metodo già sperimentato per altre feste negli anni passati: chi ha lasciato almeno un commento su questo blog dall’inizio di marzo fino a ieri ha diritto a un drink gratis. fa fede il seguente elenco: bolla, davide, tommy, micky, brassy, jacopo, vala, faz, mattia, kekkoz, enver, fra, fnv, ambrosia, keit, elena, vale, kay, prostata, rachele, kit, teo, anais.
il concerto dei maximo park lo attendevo da mesi ma in molti ne hanno già parlato e non direi nulla di nuovo se non confermando che loro rimangono una spanna sopra dell’hype per intelligenza e gusto, osservando che il pubblico era lì più per le canzoni che per il nome, parlandovi di come ho resistito nel pogo – non particolarmente violento ma di proporzioni enormi – per quattro o cinque pezzi e poi gradualmente sono scivolato indietro fino ad arrivare contro al mixer in fondo alla sala, per farmi prendere da una depressione improvvisa in cui mentre paul smith si agitava sul palco mi sentivo inesorabilmente in ritardo, il mio cervello batteva a malapena i quarti mentre le mani del pubblico tutto scandivano gli ottavi sulle strofe di books from boxes.
la mia vita prosegue formalmente da disoccupato – un paio di siti da finire che non trovo mai la voglia di affrontare e un lavoro full time da sistemista linux che potrebbe iniziare a maggio o magari no, sto aspettando notizie. eppure di tempo per riposare neanche l’ombra, di stress sempre in abbondanza, troppi cd comprati e scaricati ma che non trovo il tempo di ascoltare, troppi libri fermi ancora alla stessa pagina.
in tutto questo arriva il nuovo disco degli amandine, folk svedese per nulla twee e invece pregno di una serena malinconia a cavallo tra i turin brakes e gli ahimè appena scioltisi sodastream – lo stesso accostamento a sufjan stevens letto in giro è tutt’altro che fuori luogo. canzoni che invitano a rallentare la corsa, prendere un respiro e godersi il paesaggio; come dice la nuova campagna della reebok che sia corso in 4 minuti oppure in 8 un chilometro è sempre un chilometro. disco totalmente fuori stagione questo “solace in sore hands” eppure capace di portare l’unica risposta possibile nel caldo estivo scoppiato ad aprile, quella di rompere gli schemi, ribaltare le logiche e cercare una dimensione diversa, più egoista e più umana: you did something selfish, but you did what was right.
i vostri gruppi preferiti come non li avete mai visti
gli shins con le chitarre acustiche a tracolla in giro per montmartre. i national che dopo una cena all’aperto di fine estate improvvisano un pezzo del nuovo album. gli arcade fire che suonano schiacciati dentro un ascensore dell’olympia di parigi. tutto questo e molto altro nella bellissima serie take-away shows realizzata dalla blogotheque e disponibile in streaming, download ad alta qualità e video podcast. meraviglia. (via vitaminic)