la coscienza dell’europa

in questo periodo di crisi del progetto di unificazione europea, c’è bisogno di film come le vite degli altri. l’esordiente tedesco florian henckel von donnersmarck ci riporta a berlino est negli anni a cavallo della caduta del muro, quel 1989 così cruciale per l’europa già raccontato con piglio e intelligenza in good bye, lenin! eppure ancora lontano da entrare veramente nella coscienza collettiva.

le vite degli altri tralascia ogni tentazione di compiacimenti cinefili, mira diritto a diventare un classico e – oggettivamente – ci riesce. con recitazioni di altissimo livello, una regia teutonica e solidissima, una luce livida e slavata come il giallino delle vecchie automobili sovietiche, come il colore di un socialismo invecchiato e orfano di ogni bellezza, nella algida perfezione di interni funzionali e senz’anima contrapposti agli spiriti sinceri e compassionevoli di un gruppo di artisti sul filo del rasoio tra denuncia e censura, tra coraggio e realpolitik.

mentre la ddr è a pochi anni dalla sua fine, spossata e corrotta ma ancora possente e minacciosa, un funzionario della stasi viene incaricato di controllare un giovane scrittore apparentemente irreprensibile, ma pur sempre potenzialmente sovversivo. per entrambi, spiato e spione, verrà il momento delle scelte coraggiose e inevitabili dove la coscienza avrà il sopravvento sulla paura, l’umanità sull’ideologia.

disilluso sull’amore, sul potere, sulla politica, le vite degli altri è un’apologia dell’arte che non si fa sottomettere e può, anzi deve, continuare a salvare il mondo; è un invito a credere sempre nella forza della coscienza dei singoli contro la deriva dei governi e dei partiti. forse l’unica possibile radice su cui fondare un intero continente.

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Posted: May 1, 2007 at 11:46 pm

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