l’evoluzione della rivoluzione

una settimana fa ero a losanna con lei per la mostra tous photographes – we are all photographers now, un’interessante esperimento che incrocia una tradizionale esposizione con le caratteristiche collaborative del web 2.0. tutti possono inviare tramite il sito le loro fotografie, ogni settimana 100 a caso vengono stampate ed esposte all’interno della mostra. tutte le altre vengono proiettate in un ciclo continuo e potenzialmente infinito in una sala del museo.

siamo riusciti ad ascoltare anche un pezzo dell’interessante dibattito pomeridiano a cui partecipavano il direttore del museo william ewing insieme a personalità quali fred ritchin, direttore dell’agenzia online pixelpress, e martin parr, fotografo inglese membro della storica magnum. ancora più della discussione che si è sviluppata sulla definizione della fotografia digitale come rivoluzione o evoluzione, la cosa che colpiva era il riconoscimento da parte di questi accademici e professionisti del ruolo centrale di un sito come flickr, spesso considerato come un divertimento per giovani con tempo da perdere e invece componente essenziale del rinato interesse e fermento attorno all’immagine fotografica.

proprio martin parr ha avanzato provocatoriamente l’ipotesi che coloro che dovrebbero preoccuparsi delle nuove tecnologie siano in realtà i musei, destinati ad essere sostituiti da schermi sempre più ad alta qualità che permetteranno di trasferire l’esperienza di una mostra direttamente nelle nostre case, attraverso il web. l’esposizione di losanna, aperta ancora fino al 20 di questo mese, sembrerebbe in realtà dimostrare il contrario per l’enorme valore aggiunto che dà all’idea di partenza, quella di raccogliere le immagini degli stessi potenziali visitatori. la raccolta di immagini casuali pescate su google images, le prime pagine dei giornali dove i fotoamatori hanno fatto la differenza (come negli attentati di londra di due anni fa), il video di noah kalina già segnalato anche su questo blog, le copie dell’ottimo jpgmag, messe insieme riuscivano davvero a dare un volto alla evoluzione digitale. salvando il termine rivoluzione, come qualcuno suggeriva nel dibattito, per george eastman che nel 1888, un secolo e mezzo fa, depositò il brevetto della prima kodak compatta a rullino. il suo slogan era: you press the button and we do the rest; le reazioni del tempo, riportate su piccoli pannelli in giro per la mostra, ne drammatizzavano le conseguenze nefaste per l’arte fotografica ed erano ironicamente identiche a quelle dei nostri giorni di fronte all’invasione delle compatte digitali.

guarda: william ewing presenta la mostra [youtube video]

ascolta: una lunga intervista a martin parr (via) [mp3, 45mb]

bonus track: sull’agenda degli appuntamenti musicali delle fnac svizzere mi lascio incuriosire da un duo dal nome aaron. a più approfondita analisi scopro che non sono svizzeri ma francesi, e anche che il loro disco artificial animals riding on neverland merita assolutamente un ascolto. malinconie oscure rivestite dalla scorza di beat elettronici a ribadire le ritmiche dei pianoforti, echi pinkfloydiani smorzati in liriche biascicate come aidan moffat in gita a parigi o gli air dopo una solenne sbronza di whisky.

aaron – angel dust [mp3]

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Posted: May 8, 2007 at 2:14 am

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