9
June 28th, 2007

il crollo all’ottavo giorno di lavoro

esco dall’ufficio alle sei. passo da casa appoggio due cose mi metto una maglietta pulita. vado all’aperitivo con fabrizio al nuovo locale dietro casa. il bar tender in piazza morbegno ha appena aperto non si trova su google ed è una versione per famiglie del classico posto da happy hour. il buffet non è neanche male ma io mangio poco e bevo tre medie rosse. ritorno a casa barcollando alle dieci mi infilo il pigiama accendo il pc prendo dall’armadio le foto del miami da scannerizzare. rispondo a una mail mi rendo conto di fare fatica a premere i tasti giusti sulla tastiera mi sdraio a letto un attimino. mi risveglio che sono le sei di mattina il pc è ancora acceso l’armadio ancora aperto un mal di testa più che discreto. bevo due bicchieri d’acqua dormo ancora due ore alle otto e quindici mi risveglio fresco come una rosa vado in ufficio ascoltando l’ultima puntata di get black con le sue meravigliosi dissertazioni su tiziano ferro. ora sono le sette di sera ho ancora mal di testa e per oggi non tocco alcool. domani invece c’è il rockisland.

[update: mi sono ricordato di avere anche sognato che veltroni aveva cambiato idea se ne era andato in africa e qui nessuno sapeva chi cazzo candidare]

9
June 24th, 2007

andiamo a vedere le luci

le luci della centrale elettrica – moniker di vasco “vlad” brondi – è la next big thing per chi non ama le next big thing. cantautore obliquo ferrarese, surreale e sperimentale, politico e urlato, intimo e disarmato, blogger prolifico e ispirato. elena me lo aveva segnalato già a marzo, quando apriva i concerti di moltheni, e io da pirla mi sono fatto sfuggire lo scoop. ho dovuto aspettare che lo rilanciassero questo mese prima sandro sul suo podcast e poi enver con un lungo post.

le luci della centrale elettrica – la gigantesca scritta coop [mp3]
le luci della centrale elettrica – i garage a milano nord [mp3]

venerdì scorso è giunto a milano per un concerto insieme a dente e sono riuscito ad arrivare tardi, quando aveva da poco finito di suonare. ma fuori dal piccolo circolo arci ci vogliono pochi minuti ad organizzare un guerrilla gig totalmente acustico sul naviglio grande. una piccola combriccola di scenesters ci segue e si accomoda sui gradini del ponte pedonale. sullo sfondo la chiesa di san cristoforo illuminata, l’acqua buia del naviglio, i tram vuoti di mezzanotte e le persiane chiuse delle case. lo smartelefono del socio è felice di riprendere, cliccate play qui sotto.

4
June 22nd, 2007

all you need is time

banale fare un post sulla mancanza di tempo dopo pochi giorni da lavoratore. ma l’argomento mi frulla in testa da molto prima, da 8 anni a dire il vero visto che il rapporto tra tempo oggettivo e tempo soggettivo era ciò di cui parlava la mia tesina di maturità. ora che ci penso non l’ho mai messa online – non vale nulla ma ci sono affezionato, quindi eccola in brillante formato pdf:

tempo e coscienza in bergson, svevo, joyce [pdf]

molto più difficile trovare della bibliografia sul rapporto tra il tempo e le nuove tecnologie, internet, i social networks, la generazione always on. la sensazione è che tutti facciamo finta sia un problema personale (non ho abbastanza tempo) ma è invece chiaramente un problema collettivo: non riusciamo già più a leggere tutte le parole e le immagini prodotte da quella piccola cerchia di persone che reputiamo amici, figuriamoci le altre. eppure nessuno sa come diavolo se ne esce e intanto continuiamo a fare sempre più cose, sempre più brevi (paradigmatico in questo senso twitter).

luca sofri ha scritto qualche settimana fa un post molto interessante:

“se prima un sacco di piccole cose uno le rimandava, e poi le dimenticava, e non moriva nessuno, adesso mi sembra di passare le mie giornate a fare solo cose da due minuti [...] quindi per combinare qualcosa di maggior respiro, forse bisognerebbe suggerire: qualsiasi cosa che richieda meno di due minuti, rimandala”

luca castelli sul mucchio di giugno firma invece un articolo dal titolo benvenuti nell’era dell’abbondanza:

le difficoltà contro cui doveva battersi un quindicenne del 1991 per completare le propria collezione di dischi degli u2 non avevano una valenza soltanto economica. il regime della scarsità aveva effetti diretti anche sulla concezione del tempo e dell’attenzione: maggiore era la fatica che facevi a mettere mano su qualcosa, maggiore erano il tempo e l’attenzione che poi vi avresti dedicato. [...] qui non si tratta solo di canzonette. è una parte ben più vasta e rilevante del nostro sistema che sta mutando in modo sconvolgente. siamo sempre stati abituati a pensare a un modello economico, culturale e sociale basato sulla scarsità del prodotto e sull’abbondanza del tempo. oggi, in diversi settori-chiave della nostra vita, è esattamente l’opposto: il prodotto-servizio abbonda, il tempo scarseggia.

su rumore è alberto campo a toccare il tema parlando dell’ormai famoso libro the long tail di chris anderson, ora tradotto anche in italiano:

di fronte a noi, attraverso la rete, si profila un mondo sempre meno modellato secondo gerarchie verticali, dunque – come suol dirsi – “orizzontalizzato”. e d’altra parte non più così dipendente dai tradizionali assetti geografici, vista la naturale dimensione planetaria della rete stessa. ma soprattutto straordinariamente ricco di contenuti, grazie alla capacità di stoccaggio virtualmente illimitata degil archivi digitali. da perderci la testa e la capacità di orizzontarsi, insomma.

ora scusate, ma questo post devo chiuderlo qui: per stasera non ho più tempo.

9
June 18th, 2007

don’t sweat the job thing

e così un lunedì di giugno ho iniziato il mio primo dayjob, otto ore in ufficio come si conviene alle persone oneste e rispettevoli. è come il primo giorno di scuola elementare, corridoi nuovi che nascondono misteri banali, un certo entusiasmo per la novità, dove sarà il bagno? la prima giornata passa, installazioni di sistema al posto delle grechine sul quaderno, il secondo giorno delle elementari ne avevo già piene le palle e probabilmente anche qui sarà lo stesso. ma il progetto in sé non è neanche male – un cms sviluppato dal politecnico da rendere commercialmente appetibile – l’ambiente di lavoro sufficientemente rilassato e l’ufficio è a 15 minuti a piedi da casa mia, prima delle 18.30 sono a casa. il consiglio migliore me l’aveva dato mattia tre mesi fa, citandomi la saggezza di un suo collega texano dai baffoni a manubrio: don’t sweat the job thing, non farti troppe menate per il lavoro (traduzioni migliori sono le benvenute nei commenti). c’è tutto un mondo là fuori.

20
June 15th, 2007

mi metto gli occhiali grossi

il gioco dell’estate. o perlomeno di questo weekend.

regalo un cd dei phonograph al primo che riconosce tutti i 6 protagonisti del video e indica per ciascuno un link al rispettivo blog, fotolog o myspace. per i musicisti non vale indicare il myspace del gruppo, serve un link personale. mandate le vostre risposte a francesconegri chiocciola gmail punto com.

[update: nessuno ha indicato correttamente tutti i 6 link. do lo stop al tempo, mi tengo il cd dei phonograph per la prossima occasione e pubblico le risposte.

  1. tosh (dei phonograph) - fotolog.com/ignoranza
  2. nur - salato.splinder.com
  3. bolla - boll.splinder.com
  4. anais - lunarpunk.blogspot.com
  5. enver - enver.splinder.com
  6. barbara (dei fresh air of hiroshima) - myspace.com/run0rabbit

un ringraziamento tardivo ad enzo che mi ha suggerito il montaggio audio, e a tutti quelli che si sono fatti riprendere con i loro occhiali grossi.]