Thursday, June 7, 2007

we are the places that we wanted to go

è rimasto un solo interregionale a collegare milano a bologna. un unico treno proletario da 10,50 euro che alle 18.20 lascia il capoluogo lombardo per inoltrarsi nell’emilia. il resto è una pletora di intercity, intercity plus, eurostar, eurostar city a prenotazione obbligatoria: gli euro diventano almeno 20. sull’interregionale ci sono studenti con trolley da fuorisede, extracomunitari, un impiegato che guarda sul vecchio portatile il nuovo episodio dei pirati dei caraibi scaricato in divx. mentre il treno scende verso sud i panorami si allargano, la pianura padana si distende in alternanze di verdi e gialli dissaturi e un cielo più grigio che blu, un inizio giugno che sa di novembre. piacenza saluta con obbrobri postindustriali e un enorme magazzino ikea. il vagone si svuota; passano parma, reggio emilia, modena. arrivo a bologna attorno alle 21.

per quanti gruppi in questo momento sarei disposto a spendere 100 euro pur di vederli dal vivo? i modest mouse sono tra questi. nonostante pacchi e contropacchi degli amici milanesi, decido che non posso perdere questa occasione, dopo un disco che ho adorato - good news for people who love bad news - e un altro - il recente we were dead before the ship even sank - che mi ha lasciato inizialmente perplesso ma poi si è scavato un posto indelebile nel cervello, dove stanno quei dischi e quelle canzoni che ti spiegano qualcosa di te stesso. compro il biglietto (20 euro) prenoto l’albergo (38 euro) prendo i biglietti del treno (30 euro). entrare per la mia prima volta all’estragon alle 22 passate, mentre suonano gli a classic education, non ha prezzo. il palco è una meraviglia di luci gialle, ancora gialle, soltanto gialle. il sound del gruppo bolognese al suo secondo concerto in assoluto è molto meno arcadefiriano di quanto mi aspettavo, poco cupo e irresistibilmente sognante tanto che un riferimento alternativo che mi viene in mente è l’indie pop australiano dei lucksmiths. faccio in tempo a sentire solo gli ultimi tre pezzi, tra cui l’ottima victories at night ed è il momento del cambio palco.

i modest mouse entrano in scena alle 23.17 e prima di iniziare a suonare isaac brock parla a lungo nel microfono, dice che il locale - una specie di lungo hangar dal tetto ricurvo - gli ricorda mash e poi altre cose che non ricordo bene e altre ancora che non capisco. sembra calmo e rilassato, ma sprigionerà infiniti sguardi spiritati non appena si lascerà assorbire dalla musica. alla sua destra c’è l’altro protagonista della serata: johnny marr. l’ex chitarrista degli smiths è entrato ufficialmente a far parte del gruppo americano un anno fa, al contrario di brock sembra discretamente teso o perlomeno eccitato dal concerto che sta per iniziare. suona un paio di accordi subito stoppati per controllare che tutto funzioni. finalmente arriva l’esplosione sonora di paper thin walls a rompere gli indugi. in mezzo al duo brock-marr c’è tom peloso, polistrumentista che si alterna tra basso, contrabbasso, tastiere, tromba. dietro le due batterie di jeremiah green e joe plummer che suonano spesso in sincrono, e poi ancora eric judy che si aggiunge con basso e fisarmonica. si passa al secondo album con bury me with it e poi è subito dashboard, il primo singolo del nuovo disco. è già chiaro che questo - finora - è il mio concerto dell’anno. non mi viene in mente nessun altro gruppo capace di declinare il rock meglio dei modest mouse, oggi. la perfetta sintesi del passato e del presente, lo stato dell’arte di questo genere nel 2007. c’è la voce incredibile di brock che rompe gli schemi, urla, sussurra, distorce, emoziona. c’è il suo sguardo, il suo occhio nero, la sua camicia da contadino del midwest; c’è la sua chitarra distorta dal suono quasi hard rock e i suoi formidabili arpeggi sul banjo. qualche metro più in là c’è il miglior chitarrista che abbia visto negli ultimi tempi: johnny marr si spara pose anni 90 e con quel look da mancuniano sembra quasi noel gallagher, ma con tutto un altro stile e soprattutto quegli accordi nervosi in levare, quei suoni crudi ed eleganti, quei riff capaci di tirare fuori la perfezione da una manciata di note in sequenza. l’englishman in mezzo al gruppo americano attira gli sguardi, fa i coretti e oscura spesso anche brock. ha saputo entrare con educazione nelle geometrie della band ma ne è ormai un ingrediente fondamentale. e poi i pezzi, che pezzi. fire it up. float on. little motel. satin in a coffin. spitting venom. pessimismo e ottimismo, passioni e contraddizioni, l’ironia del quotidiano, il coraggio di guardare sempre avanti: alright already, we’ll all float on. per l’ennesima volta mi trovo a constatare la bellezza del paradosso di artisti americani che - vivendo a un oceano di distanza - sanno raccontare le nostre vite, le nostre sconfitte e i nostri sogni meglio di chiunque altro.

il concerto dura in tutto un’ora e mezza compresi un paio di bis, saluto ema ed enzo, incrocio enrico e rubo un passaggio a vince, vecchia conoscenza del fanclub dei r.e.m. ora residente sotto le torri. dove porteranno queste amicizie e questi incontri, cosa resterà di queste trasferte, quale sia il futuro che mi attende, non è semplice a dirsi; ci saranno sempre errori da compiere e barche da perdere, eppure sì, queste sono le persone che avrei voluto conoscere, questi i posti dove avrei voluto essere. peccato solo non abbiano fatto people as places as people per poterlo cantare a squarciagola.

To answer the question
It’ll probably take more
If you’re already there
Well you probably don’t know
Well we were the people
That we wanted to know
And we’re the places that we wanted to go

modest mouse - people as places as people [mp3]

martedì mattina lo dedico a un lungo giro a piedi per i portici bolognesi. sfatiamo subito il mito che a bologna la gente se la tiri meno che a milano. le ragazze sfoggiano curatissimi look alternativi, nei ragazzi mi sembra di percepire la coscienza di vivere nella città che da tempo è in italia baricentro della cultura giovanile e ora anche di quella di governo. bologna non vuole essere londra, o new york; bologna è felice di rimanere sé stessa e al contrario di milano non è pervasa da quello spirito di frenetico rinnovamento dove chi resta fermo scompare e chi si muove è alla perenne rincorsa di un riferimento sfuggente. a bologna le all star non sono così ubique ai piedi di tutti e i numerosi take away indiani convivono negli antichi palazzi del centro con filologiche macellerie neorealiste e splendenti negozi di frutta e verdura, uguali a cent’anni fa ma perfettamente attuali. una libreria ha esposto in vetrina una copia del capitale di marx. un turista americano esattamente sotto le torri dice i have no idea where we are. una porzione di lasagne da tamburini è aumentata da 8000 lire (ho ritrovato un vecchio scontrino del 2000) a 6 euro, ma sono sempre ottime. mentre il meteo inanella brevi pioggerelline ritorno in stazione passando per la montagnola: la piccola piazza al centro del giardino è stata intitolata ai caduti di nassiria, con abbondanza di cartelli; attorno, curioso, ci sono soltanto stranieri. è ora di tornare a milano.

7 Responses

  1. rachele

    miglior concerto dell’anno che produce miglior post dell’anno.
    splendido fra, vivido e dettagliato. te sei sprecato a fare i siti internet :)

  2. dhinus

    grazie mille rac :)

  3. Davide

    La canzone dei Topo Modesto fa molto Cure. Bravi.

  4. Anais

    eh, l’emilia paranoica…

    questo week.end doppietta (anzi tripletta) all’idroscalo??
    baci.

  5. dhinus

    no dai bologna non l’ho trovata affatto paranoica, sul resto dell’emilia mi piacerebbe fare un reportage girando per i paesi con alla mano testi di cccp e offlaga disco pax. questo weekend tripletta yeah, meteo permettendo.

  6. trincio

    oh, scusa, ma se in un primo momento ero favorevole a queste zingarate poi mi sono scontrato con la realtà del lavoro. Occorrerebbe che tutti fossimo neolaureati in cerca di impiego.
    Comunque mi hai ancor più convinto che fosse una figata. Persa. Ma una figata.
    Uno pensa: “Quello è pazzo a farsi una vasca simile!”. Invece no. Enne uno.

  7. dhinus

    ma sì che poi l’ho fatta da borghese dormendo in hotel tre stelle. la vera vasca rochenroll sarebbe stata tornare col treno delle 4.30 da bologna :)
    la prossima trasferta sarà probabilmente l’11 luglio a ferrara per gli arcade fire, se vuoi prenotarti un giorno di ferie.

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