fa sempre piacere scoprire di non essere l’unico a trovare elementi di poesia nelle linee metropolitane, anche quelle tetre e gommose come la linea 1 milanese, alla quale peraltro è dedicato un delizioso libricino di ferruccio parazzoli che lessi qualche anno fa. quello che forse pochi milanesi residenti e di passaggio potrebbero immaginare è che nel lontano-ma-non-troppo 1982, poco prima che l’italia vincesse i mondiali di calcio, una giornalista del new york times scrisse un articolo dove anche i tristi pavimenti neri che tutti conosciamo diventano esempio del meraviglioso design italiano. a volte è davvero tutto questione di prospettiva.
The Metropolitana stations are the work of Franco Albini, an architect also acclaimed for his museum design. They were completed in the early 1960′s, just as Milan rose to pre-eminence in the field of industrial design. Although many of their features – among them the brightly colored handrails that serve at once as directional elements and a kind of minimal sculpture and the embossed rubber flooring that dulls noise and eases foot fatigue – have become familiar parts of today’s design vocabulary, it is well to remember that they were created here. Signs and lights, maps and clocks and telephones and even waste receptacles are all part of the overall design. The traveler moves through complex spaces with ease and assurance; directions and stations are so clearly posted that it is almost impossible to get lost. – The New York Times, May 23 1982
se non ho ancora scritto nulla sul concerto degli arcade fire di una settimana fa, mio quasi sicuro concerto dell’anno, è solo perché il resoconto coincide col mio primo articolo scritto in esclusiva per gli amici conigli di indie for bunnies, webzine che grazie alla raccomandazione di tommy da oggi mi contra tra i redattori. circa 4000 battute da v.ero g.iornalista m.usicale, piene di inutili perifrasi per esprimere un concetto invero molto semplice: arcade fire!!! aaaaaa!! neon bible!! aaaaaaaaa!! le violiniste!! uuuuu!! l’organo a canne!!!! aaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!! figataaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!
(ringraziamenti doverosi a ele per la foto del live, a enzo per il passaggio e a kay per l’ospitalità bolognese)
la 62 collega piazza sire raul, subito dietro casa mia, con porta romana. la 62 è uno dei bus più indie di milano, evita tutti i grandi viali, gira quando meno te lo aspetti in traverse residenziali ignote ai più, ti porta dal punto a al punto b secondo il percorso più originale possibile. aspettando la 62 in piazza durante, dietro casa mia, metto su i viva voce, lovers lead the way!, alt folk americano anno domini 2003. salendo sulla 62 mi sembra di essere a londra, che fino a un anno fa era l’unica città dove avevo provato l’ebbrezza dei bus notturni. c’è un’atmosfera tutta diversa sui bus di notte, mentre la città silenziosa diventa la scenografia di quello che stai ascoltando, potrebbe essere proprio la musica il trait d’union tra quella londra e questa milano se non fosse che a londra non avevo mai musica nelle orecchie e quindi rimangono la notte, il buio, le luci al neon, le lingue straniere di chi ti sta attorno, lo stupore fanciullesco verso la vita. il pogue mahone’s è uno dei pochi pub italiani con un’atmosfera vagamente simile a un pub di dublino, la gente entra e si saluta, tutti si conoscono e la guinness non è niente male (potrei dirvi che non mi pagano per scrivere ciò, ma non sarebbe vero, visto che gli sto rifacendo il sito web). dopo un’ora e con due pinte in pancia riprendo la 62 in direzione opposta, scambio due parole con un signore sulla sessantina, penso che vorrei essere come lui a sessant’anni, mi diverto a trovare le somiglianze (sa con precisione l’orario a cui passa il bus; ha voglia di sorridere; rientra a casa da solo). lui scende dopo poche fermate, lo saluto con un ampio gesto e un largo sorriso mentre sulla 62 salgono pacifici cinesi. il conducente gira all’improvviso a destra, poi a sinistra, seguendo il percorso irrazionale della linea. io continuo ad ascoltare i viva voce, penso a quando per poco non li ho visti dal vivo a londra, penso a quando ho preso in mano il loro disco in oxford street, penso anche alle ragazze che non ho avuto e a quelle che avrei voluto avere, ma anche a tutte le cose che hanno girato per il verso giusto negli ultimi mesi, alle persone che sono passate da mito ad amici nel giro di una sera, alle cose che se me le raccontavi non ci avrei creduto, al fatto che domattina tutto ciò sarà molto meno magico perché sarà finito l’effetto della guinness e sarà finito questo disco. scendo poco prima di mezzanotte in piazza durante, attraverso i tavolini ancora pieni di gente del kebabbaro di via padova, accelero il passo mentre sento che il disco sta per concludersi e allora quasi corro sopra il riff insistito di let’s bend light infilo velocemente la chiave nella toppa prendo l’ascensore entro in casa saluto mio padre che guarda un film su rete4 appoggio chiavi portafoglio cellulare e esattamente in quel momento anche il disco finisce. tolgo le cuffie, mi siedo e scrivo questo post.
D: have u seen my YouTube link I left you on MSN? D: two days ago or something like that D: about Doherty D: Pete F: not sure
F: i think i missed it actually D: Okee, stay tuned. It is amazing F: it’s not the one where he’s like 16 and talks about oasis? D: Yes D: Okee D: He was queuing for Oasis F: it was linked by girolami about 2 months ago F: it’s wonderful F: i don’t know why i didnt’ post it on my blog F: or why i didnt’ send you the link D: I found it anyway. YouTube is God, isn’t it? F: yes F: google is the father F: youtube is the son F: wonder who’s the holy spirit F: cisco? D: Wikipedia F: yeah F: right