questo post è solo un appunto personale a memoria di uno dei mesi più assurdi della mia vita, giunto alla fine di un 2007 per il resto colmo di belle sorprese e momenti felici. ma negli ultimi 30 giorni sono riuscito a inanellare una serie di errori memorabili quanto perfettamente evitabili, a perdere la mia tradizionale diplomazia proprio nei momenti in cui più sarebbe stata necessaria, a far incazzare alcune delle persone a cui più voglio bene. questo è un appunto personale per il prossimo novembre che – visto anche un paio di avvenimenti di novembri passati – vorrei dedicare a stare in casa a guardare film e leggere libri, evitando il più possibile ogni relazione interpersonale. per quest’anno, il countdown alle tre ore che mancano al primo dicembre sarà scandito dalla musica dei comaneci e di bob corn, tra poco alla casa di alex, dove cercherò (almeno fino alla mezzanotte) di limitare le mie conversazioni ai convenevoli più scontati.
in occasione del quarantesimo anniversario dell’edizione americana, la pagina delle lettere di rolling stone italia di novembre ospita firme illustri. ero indeciso dunque se pubblicare questa puntata di “lettere rotolanti” o saltare al prossimo mese, ma vista la cronica scarsità di idee per il presente blog troppi dubbi mi sembrano inopportuni: ecco il messaggio di auguri alla rivista firmato da giuliano sangiorgi (il “+” al posto di “più” è autografo).
Valanga azzurra Una valanga. 4 anni fa da una montagna chiamata “cultura” è rotolata giù una vera e propria valanga di detriti culturali dalla forma e dal colore + disparati. E sepolti per qualche giorno ci siamo stati anche noi e dei suoi colori ci siamo vestiti. Grazie RS. Giuliano Sangiorgi (Negramaro)
l’aria fredda e sincera che ci accoglie a bologna mi strattona indietro nel tempo, all’estate e alle strade vuote di ferragosto, e ancora alla ricerca di una fermata nel buio di una sera di maggio, e infine all’atmosfera invernale e febbrile della notte di capodanno. i portici sono di nuovo illuminati e magici come la folla di formiche giovani e colorate che li attraversa con la musica dei cappotti, delle sciarpe e dei berretti. la città è un’isola onirica di mattoni e luci sospesa nel nero, stavolta capisci sia chi ci resta sia chi vuole fuggire.
all’estragon, will sheff raggiunge rapidamente il centro del palco e senza guardarsi intorno inizia subito a cantare. ha la faccia di chi è molto stanco e avanza a testa bassa certo che per qualche misterioso meccanismo le parole e le note, le strofe e i ritornelli si incastreranno comunque al posto giusto. ed è così infatti, la voce non ha un cedimento e arriva cristallina e sicura. le chitarre scorrono decise senza fare male, travis nelsen dietro i tamburi dipinge quadri violenti e aggraziati.
poi a un certo punto, non so di preciso quando succede, anche will ritrova nella sua musica un residuo di energie, si toglie la giacca e la cravatta, smette di preoccuparsi e semplicemente suona. è meno preciso che nei primi pezzi ma sa di nuovo perché si trova su un palco, davanti a 300 persone, a 10.000 chilometri da casa. finiti anche i bis saluta con un sorriso bello come può essere un sorriso che non pensavi di avere.
tornando a milano nel cuore della notte, ridendo di cuore come non mi capitava da tempo. tornando a casa dal lavoro due giorni dopo, trattenendo lacrime immotivate e liberatorie. aspetto quel momento in cui saprò di nuovo cosa sto facendo e perché; quel momento dove, con la meraviglia di chi si imbatte in un vecchio biglietto di auguri del quale si era scordato, mi troverò in mano il sorriso di chi non ha paura del domani.
se il nome di yann arthus-bertrand non vi dice nulla, è il fotografo autore del progetto “la terra vista dal cielo”, una raccolta di immagini mozzafiato dei posti più belli del pianeta fotografati da un elicottero. le stampe in grande formato sono state esposte a lungo anche a milano in via dante e l’impatto dell’opera era notevole. le fotografie erano in fondo decisamente mainstream: il sogno segreto di ogni turista con digitalina al seguito, non di certo ardite sperimentazioni dell’arte visiva. eppure di fronte al risultato era impossibile rimanere indifferenti.
“6 miliardi di altri” è il nuovo progetto del fotografo francese ed è di nuovo in equilibrio tra banalità e perfezione, retorica ed emozione. brevi videointerviste realizzate da sei registi con gente comune di tutto il globo. una manciata di domande sempre uguali, semplici e difficilissime: senso della vita, gioia, sogni, amore, paure e così via.
Tutti hanno qualcosa di interessante da raccontare. Tutti hanno diritto ad esprimersi – persino quando non lo si sa [...] Abbiamo oggi a nostra disposizione dei mezzi di comunicazione straordinari [...] L’ironia è che allo stesso tempo conosciamo sempre poco i nostri vicini [...] Ormai abbiamo il dovere di occuparci gli uni degli altri, di aiutarci reciprocamente. E per fare ciò, occorre coabitare, parlarsi, smettere di avere paura.
così arthus-bertrand presenta il suo progetto. buonista? veltroniano? sì, certo. eppure non riesco a scollarmi dal sito e guardo ancora un altro gruppo di interviste.
se bologna ha regalato buste imbottite con cd e tshirt degli amari, milano può ora rispondere con il video integrale del concerto dei friulani al circolo magnolia lo scorso 2 novembre – e non c’è neanche bisogno di rispondere a domande strane!
il video è una coproduzione icepick (videocamera, upload, bestemmie) – dhinus (riprese traballanti, braccio dolorante). dario rimandava a me per commenti pertinenti sulla serata, ma io rimbalzerò la palla citando una frase che è scappata a lui durante i primi pezzi del concerto: “potrei quasi definirli i nostri lcd soundsystem”. rispetto al tour di grand master mogol la potenza di fuoco è decisamente aumentata e se al miami di un anno e mezzo fa il main stage gli stava un po’ largo, stavolta i pochi metri quadri del magnolia erano davvero stretti per un suono che riempiva spavaldo lo spazio nei pezzi più tranquilli e chiedeva pareti più ampie quando i volumi salivano.
qui la mia recensione del nuovo disco degli amari su indie for bunnies.