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December 31st, 2007

Classificone 2007

Italiani

amorfou.jpg5 Amor fou / La stagione del cannibale
Dopo l’esperienza con i Giardini di Mirò e il progetto “Nema Fictzione” dello scorso anno, Alessandro Raina torna sotto il nome Amor fou. Un concept romantico e intellettuale, riuscito matrimonio tra cantautorato italiano e sonorità indie e post rock.

Il periodo ipotetico [mp3]

discodrive.jpg4 Disco Drive / Things to do Today
Non è più punk-funk quello dei Disco Drive. Giunti al secondo album i torinesi preferiscono sperimentare, complicare, inseguono deviazioni post-core e intanto trovano geniali intuizioni pop. Una band di livello internazionale.

Things to do Today [mp3]

atoysorchestra.jpg3 A Toys Orchestra / Technicolor Dreams
Il pianoforte di Powder on the Words è stata la prima emozione della musica italiana di quest’anno. Attorno ad esso c’è un disco rock che coniuga passato e presente come forse nessun altro sa fare in Italia oggi.

Cornice Dance [mp3]

edwood.jpg2 Edwood / Punk Music During the Sleep
Dopo l’affascinante ma incompiuto Like a Movement avevo dato gli Edwood per dispersi. Invece tornano dopo tre anni con un disco indietronico emozionante, ispirato e maturo. Praticamente senza punti deboli.

Riot Afternoon [mp3]

amari.jpg1 Amari / Scimmie d’amore
Quando si azzecca un disco generazionale come “Grand Master Mogol” il rischio è di restare per sempre legati a quel momento. Invece due anni dopo gli Amari parlano ancora di noi: di come siamo, non di come eravamo. Non si può chiedergli di più.

Le gite fuori porta [mp3]

Internazionali

stars.jpg10 Stars / In Our Bedroom After the War
Non fanno molto scalpore gli Stars, non ti viene da gridare al miracolo per il loro pop cupo e tenero. Ma se ci fai caso questo disco contiene talmente tante belle canzoni che non puoi fare a meno di inserirlo in classifica.

Take Me to the Riot [mp3]

shoutoutlouds.jpg9 Shout Out Louds / Our Ill Wills
Vengono dalla Svezia ma non lo diresti più di tanto, se non per l’impeccabile gusto melodico e per quella pronuncia nordica. Il resto è malinconia calibrata con lo zucchero di tastiere e coretti femminili. Il miglior disco prettamente indie pop dell’anno.

Tonight I Have to Leave It [mp3]

okkervilriver.jpg8 Okkervil River / The Stage Names
Se ancora qualcuno aveva dei dubbi, gli Okkervil River sono una delle band più solide in circolazione. La voce inconfondibile di Will Sheff si reinventa stavolta menestrello di tutte le vite vissute davanti e dietro un palcoscenico, mentre la band apre il sipario scuro di Black Sheep Boy e si diverte giocando con il country ed il blues.

Our Life Is Not a Movie or Maybe [mp3]

spoon.jpg7 Spoon / Ga Ga Ga Ga Ga
Non conoscevo gli Spoon prima di questo loro sesto lavoro in studio. Mi ero perso una band capace di un disco rauco e ruvido, americano nell’anima, non veramente rock ma neanche banalmente pop. Una formula personale, sanguigna e irresistibile.

My Little Japanese Cigarette Case [mp3]

modestmouse.jpg6 Modest Mouse / We Were Dead Before the Ship Even Sank
Inizialmente mi era sembrata una versione più debole e stratificata di “Good News…”, ma ascoltando meglio e leggendo i testi – essenziale come sempre per i Modest Mouse – ho cambiato idea: è un altro capolavoro. Isaac Brock spazia dal rauco al delicato, dall’acuto al grave e scrive ancora il diario nostro e forse di chiunque dalle due parti dell’atlantico, mentre l’acquisto di Johnny Marr è tutt’altro che di immagine. Lo stato dell’arte del rock nel 2007.

Dashboard [mp3]

maximopark.jpg5 Maximo Park / Our Earthly Pleasures
Soltanto due anni fa sembravano i più sfigati di un movimento inarrestabile dal nome new-new-wave, ma erano quelli con le migliori canzoni. Poi gli altri sono scomparsi e loro sono riusciti a confezionare un secondo album all’altezza del primo, impresa quasi impossibile. Il segreto? L’intelligenza e le emozioni autentiche nascoste sotto la bombetta di Paul Smith.

Books from Boxes [mp3]

ofmontreal.jpg4 Of Montreal / Hissing Fauna, Are You the Destroyer?
Ogni tanto capita quel gruppo geniale che suona diverso da tutti gli altri. Di solito passa qualche album prima di accorgersi di loro. Gli Of Montreal sono al sesto, ed è un capolavoro di pop frocetto ed edulcorato, innaturale e buonissimo come certe caramelle gommose. In mezzo c’è anche un pezzo filosofico lungo 12 minuti in cui citano intellettuali francesi.

Heimdalsgate Like A Promethean Curse [mp3]

ironandwine.jpg3 Iron & Wine / The Shepherd’s Dog
E’ ancora lo stesso Sam Beam che pochi anni fa ci aveva catturato con canzoni intime e notturne, una nuda chitarra acustica e una voce sussurrata e rarefatta? Parrebbe di sì, solo che stavolta ci sono percussioni, banjo, sax e atmosfere ricche e affollate di suoni. Country, reggae, quasi una sgangherata marching band. Il tutto arrangiato con bravura e gusto da rimanere sbalorditi. Applausi.

Boy with a Coin [mp3]

arcadefire.jpg2 Arcade Fire / Neon Bible
Dove avranno trovato questi canadesi l’ambizione per fare un disco così epico, religiosamente grandioso, artisticamente compiuto, insieme descrizione e anticipazione della rotta di un intero pianeta musicale? Forse nella famiglia allargata che formano la decina di musicisti radunati attorno ai carismatici Win e Régine Chassagne. La famiglia che ha rinunciato alle offerte più prestigiose e si è stabilita in una vecchia chiesa fuori Montreal per registrare uno dei dischi che rimarranno nella storia di questo decennio musicale.

Black Mirror [mp3]

national.jpg1 The National / Boxer
Al contrario degli Arcade Fire, non c’è grandiosità nelle parole e nella voce di Matt Berninger. C’è invece sostanza, schiettezza, un mondo cinico affrontato con dignità, voce grave e saggia, un camino, un tappeto consumato dal tempo e dal fumo. Le chitarre a scandire le dissonanze, basso e batteria a penetrare come proiettili nel cuore. Un ascolto che scalda, inquieta e rassicura, rivelando sfumature e profondità sempre nuove.

Fake Empire [mp3]
Apartment Story [mp3]

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December 28th, 2007

Testa di Radio

inrainbows400.jpg

Secondo tutte le informazioni che trovo in rete, era prevista per oggi 28 dicembre l’uscita nei negozi italiani di In Rainbows, il nuovo disco dei Radiohead inizialmente rilasciato solo in formato mp3. La data del 28 coinciderebbe con i consueti tre giorni di anticipo dell’uscita in Italia rispetto alle date ufficiali di release sul mercato internazionale (31 dicembre secondo wikipedia). La stranezza alla quale neanche Google mi sa dare una spiegazione è che il cd era già in bella vista lo scorso 22 dicembre alla FNAC di Milano, facendomi pensare che l’uscita sia stata in realtà anticipata (almeno in Italia) di un’intera settimana.

L’arrivo nei negozi pochi giorni prima di Natale non fa altro che confermare l’analisi fatta da Matte già in quel di Ottobre: dietro la mossa rivoluzionaria (che non si discute) di permettere l’acquisto a offerta libera degli mp3, c’è un’astutissima operazione di marketing che sfrutta il ben noto meccanismo del prezzo di riserva. I Radiohead con la loro strategia di vendita per In Rainbows hanno massimizzato il guadagno da ogni possibile tipo di consumatore: hanno succhiato qualche pound a una parte di coloro che normalmente avrebbero scaricato il disco dalle reti peer-to-peer; hanno ingolosito una fetta dei fan con una special edition dal prezzo esorbitante di 60 euro, rimanendo vaghi su altre release più economiche; infine hanno piazzato nei negozi un disco a prezzo standard (meno di 20 euro) proprio nel periodo natalizio, disco che intanto era già sulla bocca di tutti.

Nel frattempo a me da un paio di settimane è arrivato a casa il famoso discbox da 60 euro, ordinato sull’onda dell’entusiasmo per un nuovo album dei Radiohead e non avendo molte garanzie su quando e se sarebbero state disponibili altre edizioni. La confezione, non c’è dubbio, è davvero molto bella: due vinili e due cd racchiusi in uno yachtissimo cartonato rigido, un albumone con l’artwork di Stanley Donwood e un albumino più piccolo con tutti i testi. Ma in sostanza quello che mi ha ricordato fin dal primo momento questo discbox è un volume di un’enciclopedia: mi hanno convinto a prenderlo anche se non ne avevo bisogno, costa un sacco di soldi, è elegante ma non so dove metterlo, finirà in qualche angolo di una libreria da dove raramente verrà estratto.

L’altro punto cruciale è che In Rainbows è senza dubbio un buon disco, ma anche il primo nella storia dei Radiohead per il quale il fumo creato attorno ad esso ha superato l’arrosto della musica, almeno a mio giudizio. Una raccolta di canzoni tutto sommato innocue, curate e a tratti anche ispirate ma incapace di sconvolgermi come avevano fatto, in un modo o nell’altro, tutti gli album precedenti. Un disco facile da apprezzare ma anche facile da dimenticare, e viene da chiedersi se l’essere divenuto il simbolo della rivoluzione discografica abbia giovato o al contrario ne abbia reso secondari meriti e demeriti musicali. A fianco delle normali edizioni cd di OK Computer e Kid A, The Bends e Hail to the Thief, la confezione enorme di In Rainbows stride particolarmente, come un monolito perfetto ma vuoto. Non che si possa già parlare di fase discendente dei Radiohead, intendiamoci, perlomeno non ancora. Ma se qualcuno mi regala l’edizione normale, io quasi quasi il discbox lo vendo su Ebay.

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December 27th, 2007

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera

In attesa del consueto classificone degli album, ecco i miei 5 singoli del 2007, non per forza i pezzi migliori ma quelli che più hanno risuonato nelle casse, nelle cuffie e nella testa durante gli ultimi 12 mesi. Subito sotto, i 5 concerti più memorabili degli oltre 100 visti anche quest’anno. Quattro stagioni che mi sembrano diventate cinque, come in quel titolo di Kim Ki-duk. Una canzone e un concerto per ognuna di esse.

5 singoli per 5 stagioni

Thee More Shallows – Night at the Knight School
Una canzone magnetica a profetizzare un anno ricco di cambiamenti. Forecasters of disasters show proofs that show they’re right, ma la progressione armonica è talmente perfetta che in fondo i disastri non fanno così paura. [mp3]

The Apples in Stereo – Sunndal Song
La mia estate la ricordo esattamente come questa canzone. Senza una nuvola, un idillio di sole e sorrisi. The sound of happiness will show in motions rendered by the night. [mp3]

Of Montreal – Suffer for Fashion
Il caldo passa e le sicurezze si sgretolano, ritorna in testa quel mantra da rigirare come un cubo di Rubik. Pretty sirens don’t go flat, it’s not supposed to happen like that. [mp3]

The National – Mistaken for Strangers
E’ tempo di alzare il bavero dei cappotti e la voce di Matt Berninger è di quelle che scaldano il cuore, mentre racconta degli anni che scavano solchi sulle persone. Another uninnocent elegant fall into the unmagnificent lives of adults. [mp3]

Modest Mouse – People as Places as People
Isaac Brock ha spesso l’abilità di raccontare le nostre vite con devastante precisione. Il senso del mio 2007 è tutto in questo testo. Always something we look for from the day we were born, instead we’re the people that we wanted to know. [mp3]

5 stagioni, 5 concerti

Of Montreal @ La Casa 139, Milano (18 maggio)
La Casa è sold out in questa sera di maggio, e ce n’è ben donde: sul palco i 5 ateniesi (Georgia, non Grecia) producono uno spettacolo di bravura ed estro non comuni. [report]

Modest Mouse @ Estragon, Bologna (4 giugno)
Non avevo mai visto i Modest Mouse dal vivo, non potevo aspettare oltre. Potenti, lucidi, elettrici, praticamente perfetti. Peccato per l’assenza dei miei pezzi preferiti dall’ultimo album. [report]

Arcade Fire @ Piazza Castello, Ferrara (11 luglio)
Aspettative altissime, risultati altissimi. Un’atmosfera meravigliosa, dieci persone sul palco con ogni tipo di strumenti a creare un impasto sonoro delirante e impeccabile. Il mio concerto dell’anno. [report]

Menomena @ La Casa 139, Milano (9 ottobre)
A un certo punto ho pensato “Ok, di solito guardo il basket italiano, ma questi sono l’NBA”. Musicisti coi controcoglioni, più il bonus di Craig Thompson che disegna un enorme fumetto alle loro spalle. [niente report, di questo concerto non avevo scritto nulla]

Okkervil River @ Estragon, Bologna (18 novembre)
Di nuovo l’Estragon, di nuovo un grandissimo gruppo, di nuovo l’inizio di qualcosa, una marea che parte da Bologna per riempire il cuore. Il cerchio si chiude e si ricomincia il giro, non è ancora tempo di fermarsi. [report]

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December 16th, 2007

Trasformeremo questa città

Curioso come Milano si affidi spesso a persone nate in altre parti d’Italia per trovare i suoi migliori slanci culturali. Gente che arriva qui per realizzare sogni impossibili altrove e che, vedendo del caos meneghino le potenzialità prima dei difetti, trova ancora la forza di cambiare davvero le cose. Trasformeremo questa città in un’altra cazzo di città.

La prima volta che ho incontrato Vasco Brondi era prima dell’estate. In rete si cominciava a parlare del suo progetto cantautoriale urlato e distorto dal nome Le luci della centrale elettrica. Arrivammo tardi per il suo concerto al Funhouse e con Massimo organizzammo al volo un trenino di persone che si sedette su un ponticello sul Naviglio Grande mentre Vasco improvvisava qualche pezzo senza amplificazione. Quel video nato quasi per caso è una delle cose di cui sono più orgoglioso dell’ultimo anno di blog.

Mesi dopo mi sono ritrovato di nuovo coinvolto nella promozione di queste canzoni, stavolta per la prima cup of tea stagionale di Lazy Sundays insieme a Tommy e con la partecipazione straordinaria di Anais. Vasco nel frattempo si è trasferito da Ferrara a Milano, appunto, e proprio negli ultimi giorni è stato protagonista anche di un paio di poco eleganti polemiche in rete, segno di quanto la piccola scena indipendente non sia ormai più immune alle abitudini che avremmo volentieri lasciato a chi perlomeno ci guadagna qualcosa. Ma questo post è solo per aggregare il materiale (podcast, mp3, video) prodotto quel pomeriggio di novembre, in attesa dell’album registrato con Giorgio Canali che dovrebbe uscire tra qualche mese. Lì faremo anche il punto di un progetto che, per ora, continua a piacermi molto nel suo essere salutarmente attualissimo ma mai di moda.

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December 14th, 2007

Partecipazionismo is bad for your health

Stasera si va qui. Poi magari si prova a dormire qualche ora in più per notte, e si ricomincia a postare qualcosa di interessante.

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