Friday, December 28, 2007

Testa di Radio

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Secondo tutte le informazioni che trovo in rete, era prevista per oggi 28 dicembre l’uscita nei negozi italiani di In Rainbows, il nuovo disco dei Radiohead inizialmente rilasciato solo in formato mp3. La data del 28 coinciderebbe con i consueti tre giorni di anticipo dell’uscita in Italia rispetto alle date ufficiali di release sul mercato internazionale (31 dicembre secondo wikipedia). La stranezza alla quale neanche Google mi sa dare una spiegazione è che il cd era già in bella vista lo scorso 22 dicembre alla FNAC di Milano, facendomi pensare che l’uscita sia stata in realtà anticipata (almeno in Italia) di un’intera settimana.

L’arrivo nei negozi pochi giorni prima di Natale non fa altro che confermare l’analisi fatta da Matte già in quel di Ottobre: dietro la mossa rivoluzionaria (che non si discute) di permettere l’acquisto a offerta libera degli mp3, c’è un’astutissima operazione di marketing che sfrutta il ben noto meccanismo del prezzo di riserva. I Radiohead con la loro strategia di vendita per In Rainbows hanno massimizzato il guadagno da ogni possibile tipo di consumatore: hanno succhiato qualche pound a una parte di coloro che normalmente avrebbero scaricato il disco dalle reti peer-to-peer; hanno ingolosito una fetta dei fan con una special edition dal prezzo esorbitante di 60 euro, rimanendo vaghi su altre release più economiche; infine hanno piazzato nei negozi un disco a prezzo standard (meno di 20 euro) proprio nel periodo natalizio, disco che intanto era già sulla bocca di tutti.

Nel frattempo a me da un paio di settimane è arrivato a casa il famoso discbox da 60 euro, ordinato sull’onda dell’entusiasmo per un nuovo album dei Radiohead e non avendo molte garanzie su quando e se sarebbero state disponibili altre edizioni. La confezione, non c’è dubbio, è davvero molto bella: due vinili e due cd racchiusi in uno yachtissimo cartonato rigido, un albumone con l’artwork di Stanley Donwood e un albumino più piccolo con tutti i testi. Ma in sostanza quello che mi ha ricordato fin dal primo momento questo discbox è un volume di un’enciclopedia: mi hanno convinto a prenderlo anche se non ne avevo bisogno, costa un sacco di soldi, è elegante ma non so dove metterlo, finirà in qualche angolo di una libreria da dove raramente verrà estratto.

L’altro punto cruciale è che In Rainbows è senza dubbio un buon disco, ma anche il primo nella storia dei Radiohead per il quale il fumo creato attorno ad esso ha superato l’arrosto della musica, almeno a mio giudizio. Una raccolta di canzoni tutto sommato innocue, curate e a tratti anche ispirate ma incapace di sconvolgermi come avevano fatto, in un modo o nell’altro, tutti gli album precedenti. Un disco facile da apprezzare ma anche facile da dimenticare, e viene da chiedersi se l’essere divenuto il simbolo della rivoluzione discografica abbia giovato o al contrario ne abbia reso secondari meriti e demeriti musicali. A fianco delle normali edizioni cd di OK Computer e Kid A, The Bends e Hail to the Thief, la confezione enorme di In Rainbows stride particolarmente, come un monolito perfetto ma vuoto. Non che si possa già parlare di fase discendente dei Radiohead, intendiamoci, perlomeno non ancora. Ma se qualcuno mi regala l’edizione normale, io quasi quasi il discbox lo vendo su Ebay.

12 Responses

  1. Ambrosia

    Ma sinceramente io i discorsi sul “fumo” li capisco poco…Io ascolto i dischi e mi faccio la mia opinione.E in base a quella prendo o non prendo edizioni speciali(di solito non le prendo,in questo caso l’ho presa perchè ne volevo una loro e il disco mi aveva entusiasmato).Poi il “fumo” che c’è attorno,per me è assolutamente ininfluente,perchè non seguo neanche quello che si crea attorno al disco.A volte,è vero,faccio l’esempio del Teatro degli Orrori visto che se ne parlava su Twitter,ho scoperto dei dischi perchè mi era arrivata la notizia del clamore…Ma poi non mi faccio condizionare.E non è comunque il caso dei Radiohead,che avrei ascoltato e preso anche se fossi stata la sola nell’universo.Poi sull’album,i pareri positivi sono stati tanti (pare,io ne ho letti pochi,molti posteriori al mio…).E non credo perchè condizionati dalla strategia.Io ho trovato molto più innocui Amnesiac e Hail to the Thief,se non fosse per alcuni pezzi,e li ho ascoltati molto meno di questo.Io temo che il fumo possa far dimenticare la sostanza,che secondo me del fumo non aveva bisogno e che non cambia in nessun caso.Poi che ti ha fatto quella povera edizione,non lo so…:) Un cultore della musica non rinuncerebbe mai ad un vinile, con il suono che ha…Cerca i vinili degli altri dischi caso mai :).Se poi il fumo ti ha fatto schifare album e discbox,beh,vuol dire che cambi pareri a seconda dell’aria che tira :).Io non sono contenta che sia il disco dell’anno di Mtv,ma chissenefrega :).Hanno pure scelto Jigsaw come singolo…Quello è il mio lato dei vinili preferito…e per me già da solo vale tutto il prezzo…

  2. Ambrosia

    Ah…per caso ho letto un’intervista un po’ di giorni fa…http://tinyurl.com/2kecu7
    (Repubblica)
    Videtti:Ora è tutto sulle vostre spalle, il peso della creatività e quello del marketing.
    Thom Yorke:”Le sembrerà sacrilego, ma io il marketing lo trovo quasi affascinante. Le questioni pubblicitarie sono di per sé così odiose che cercare di risolverle in maniera creativa è una sfida per un artista. Se riesci a non farti mettere soggezione dalla parola - marketing, bruttissima - puoi fregartene delle loro regole, e il gioco diventa divertente. Tutte quelle piccole pazzie che si possono cucire intorno alle canzoni, come il testo di Paranoid android scritto su un gigantesco poster”.
    E io sono d’accordissimo…
    Tutti fanno marketing,soprattutto da quando internet è così sfruttato…La decisione di mettere online delle canzoni su myspace,sui propri siti,di regalare ep o i primi singoli,ecc.,tutto è marketing.Almeno si può farlo con originalità…
    Poi x Yorke il disco lo pubblicano “Solo perché molti non si accontentano delle canzoni scaricate, vogliono l’oggetto. Anch’io adoro il vinile”.
    In ogni caso,io credo innanzitutto alla provocazione.Che poi fruttasse,era scontato.Ma milioni di band non l’avrebbero fatto.Alla fine ognuno pensa pure al tornaconto,tutti gli artisti vogliono essere ascoltati…Dovrebbe far notizia il contrario.Una strategia per farsi odiare da tutti e non farsi sentire più…Ma loro hanno rischiato pure questo più volte…

  3. izzio

    caro dhinus,

    io in rainbows non l’ho ancora mica comprato, sono sempre piuttosto in ritardo (gli ultimi miei due acquisti: turn on the bright lights, interpol e blue sky blue, wilco). detto questo è chiaro che tutte le pippe che ci facciamo attualmente su discografia, digitale ecc non servono a nulla, come sempre, se ciò che viene veicolato non è roba buona. però questo discorso valeva per i 45 giri e varrà per il digital download. tutti i discorsi che si fanno presuppongono che il contenuto sia interessante. quando non lo è tutti i discorsi diventano inutili. comunque spero entro giugno di prenderlo sto benedetto disco, anche perché vorrei ascoltarlo prima del live all’arena. passo e chiudo, buone vacanze, ci si becca l’anno prossimo. f.

  4. elena

    speriamo che invece i 60 euro del concerto siano soldi ben spesi…
    sono fiduciosa, sbaglio?

  5. Ambrosia

    Beh per me sarà la prima volta che li vedo, ma credo che anni di concerti servano su…;) YouTube promette bene, i filmati che ho visto su YouTube sono entusiasmanti…Soprattutto non vedo l’ora di sentire le canzoni di KidA, spero che ne facciano almeno qualcuna…

  6. Nax

    bè dai negher in fin dei conti anche i pooh hanno avuto una fase discendente ma poi sono tornati alla grande… :D
    comunque se si parla di loro per un’iniziativa di questo tipo piuttosto che per le tresche del cantante ben venga :)))

  7. dhinus

    Rispondo con molto ritardo a tutti dicendo semplicemente che non volevo affatto sminuire la portata rivoluzionaria dell’idea di distribuzione via internet a offerta libera, ma volevo sottolineare altri due punti che in giro ho sentito meno.

    1. A fianco dell’idea “libertaria” ci sono stati alcuni accorgimenti di marketing un po’ meno liberali: ad esempio perché non permettere di acquistare gli mp3 e poi successivamente il discbox scalando l’importo già pagato? E soprattutto perché non essere più chiari sulle modalità di distribuzione nei negozi dell’edizione normale?

    2. Il disco, nonostante i tanti pareri entusiastici in giro, a me pare uno dei loro più deboli. Certo non siamo ai livelli di decadenza di Coldplay o U2, per fortuna, ma mancano i picchi dei dischi precedenti. “In Rainbows” è quello che i fan dei Radiohead (me compreso) volevano e un po’ si aspettavano, senza la consueta straordinaria capacità di reinventarsi ad ogni nuova uscita. Poi la classe c’e’ ancora, ma a distanza di un paio di mesi dal primo ascolto lo trovo musicalmente un mezzo passo falso.

    Detto tutto ciò, ci si vede al concerto, che confido sarà in ogni caso un gran concerto!

  8. a.

    a quanto me lo vendi il discobox? vogliamo le cifre

  9. dhinus

    ecco adesso mi viene il dubbio di non volerlo vendere veramente, ma ormai ho parlato e non posso certo tornare indietro: facciamo 80 euro piu’ 3 copie del tuo libro? …e se poi tra un anno vale una fortuna e ci guadagni un sacco di soldi? maledetto capitalismo.

  10. matte

    ma il secondo disco fa veramente cosi’ schifo? nessuno che ne parla piu’, guai a toccarli questi ……

  11. dhinus

    ad averlo ascoltato te lo direi! ma prima di venderlo giuro che faccio gli mp3. :) pitchfork per quel che puo’ contare gli ha dato 6.2.

  12. matte

    6.2 e’ il voto che si da’ a dei beniamini che toppano …

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