Testa di Radio

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Secondo tutte le informazioni che trovo in rete, era prevista per oggi 28 dicembre l’uscita nei negozi italiani di In Rainbows, il nuovo disco dei Radiohead inizialmente rilasciato solo in formato mp3. La data del 28 coinciderebbe con i consueti tre giorni di anticipo dell’uscita in Italia rispetto alle date ufficiali di release sul mercato internazionale (31 dicembre secondo wikipedia). La stranezza alla quale neanche Google mi sa dare una spiegazione è che il cd era già in bella vista lo scorso 22 dicembre alla FNAC di Milano, facendomi pensare che l’uscita sia stata in realtà anticipata (almeno in Italia) di un’intera settimana.

L’arrivo nei negozi pochi giorni prima di Natale non fa altro che confermare l’analisi fatta da Matte già in quel di Ottobre: dietro la mossa rivoluzionaria (che non si discute) di permettere l’acquisto a offerta libera degli mp3, c’è un’astutissima operazione di marketing che sfrutta il ben noto meccanismo del prezzo di riserva. I Radiohead con la loro strategia di vendita per In Rainbows hanno massimizzato il guadagno da ogni possibile tipo di consumatore: hanno succhiato qualche pound a una parte di coloro che normalmente avrebbero scaricato il disco dalle reti peer-to-peer; hanno ingolosito una fetta dei fan con una special edition dal prezzo esorbitante di 60 euro, rimanendo vaghi su altre release più economiche; infine hanno piazzato nei negozi un disco a prezzo standard (meno di 20 euro) proprio nel periodo natalizio, disco che intanto era già sulla bocca di tutti.

Nel frattempo a me da un paio di settimane è arrivato a casa il famoso discbox da 60 euro, ordinato sull’onda dell’entusiasmo per un nuovo album dei Radiohead e non avendo molte garanzie su quando e se sarebbero state disponibili altre edizioni. La confezione, non c’è dubbio, è davvero molto bella: due vinili e due cd racchiusi in uno yachtissimo cartonato rigido, un albumone con l’artwork di Stanley Donwood e un albumino più piccolo con tutti i testi. Ma in sostanza quello che mi ha ricordato fin dal primo momento questo discbox è un volume di un’enciclopedia: mi hanno convinto a prenderlo anche se non ne avevo bisogno, costa un sacco di soldi, è elegante ma non so dove metterlo, finirà in qualche angolo di una libreria da dove raramente verrà estratto.

L’altro punto cruciale è che In Rainbows è senza dubbio un buon disco, ma anche il primo nella storia dei Radiohead per il quale il fumo creato attorno ad esso ha superato l’arrosto della musica, almeno a mio giudizio. Una raccolta di canzoni tutto sommato innocue, curate e a tratti anche ispirate ma incapace di sconvolgermi come avevano fatto, in un modo o nell’altro, tutti gli album precedenti. Un disco facile da apprezzare ma anche facile da dimenticare, e viene da chiedersi se l’essere divenuto il simbolo della rivoluzione discografica abbia giovato o al contrario ne abbia reso secondari meriti e demeriti musicali. A fianco delle normali edizioni cd di OK Computer e Kid A, The Bends e Hail to the Thief, la confezione enorme di In Rainbows stride particolarmente, come un monolito perfetto ma vuoto. Non che si possa già parlare di fase discendente dei Radiohead, intendiamoci, perlomeno non ancora. Ma se qualcuno mi regala l’edizione normale, io quasi quasi il discbox lo vendo su Ebay.

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Posted: December 28, 2007 at 3:00 pm

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