Classificone 2007

Italiani

amorfou.jpg5 Amor fou / La stagione del cannibale
Dopo l’esperienza con i Giardini di Mirò e il progetto “Nema Fictzione” dello scorso anno, Alessandro Raina torna sotto il nome Amor fou. Un concept romantico e intellettuale, riuscito matrimonio tra cantautorato italiano e sonorità indie e post rock.

Il periodo ipotetico [mp3]

discodrive.jpg4 Disco Drive / Things to do Today
Non è più punk-funk quello dei Disco Drive. Giunti al secondo album i torinesi preferiscono sperimentare, complicare, inseguono deviazioni post-core e intanto trovano geniali intuizioni pop. Una band di livello internazionale.

Things to do Today [mp3]

atoysorchestra.jpg3 A Toys Orchestra / Technicolor Dreams
Il pianoforte di Powder on the Words è stata la prima emozione della musica italiana di quest’anno. Attorno ad esso c’è un disco rock che coniuga passato e presente come forse nessun altro sa fare in Italia oggi.

Cornice Dance [mp3]

edwood.jpg2 Edwood / Punk Music During the Sleep
Dopo l’affascinante ma incompiuto Like a Movement avevo dato gli Edwood per dispersi. Invece tornano dopo tre anni con un disco indietronico emozionante, ispirato e maturo. Praticamente senza punti deboli.

Riot Afternoon [mp3]

amari.jpg1 Amari / Scimmie d’amore
Quando si azzecca un disco generazionale come “Grand Master Mogol” il rischio è di restare per sempre legati a quel momento. Invece due anni dopo gli Amari parlano ancora di noi: di come siamo, non di come eravamo. Non si può chiedergli di più.

Le gite fuori porta [mp3]

Internazionali

stars.jpg10 Stars / In Our Bedroom After the War
Non fanno molto scalpore gli Stars, non ti viene da gridare al miracolo per il loro pop cupo e tenero. Ma se ci fai caso questo disco contiene talmente tante belle canzoni che non puoi fare a meno di inserirlo in classifica.

Take Me to the Riot [mp3]

shoutoutlouds.jpg9 Shout Out Louds / Our Ill Wills
Vengono dalla Svezia ma non lo diresti più di tanto, se non per l’impeccabile gusto melodico e per quella pronuncia nordica. Il resto è malinconia calibrata con lo zucchero di tastiere e coretti femminili. Il miglior disco prettamente indie pop dell’anno.

Tonight I Have to Leave It [mp3]

okkervilriver.jpg8 Okkervil River / The Stage Names
Se ancora qualcuno aveva dei dubbi, gli Okkervil River sono una delle band più solide in circolazione. La voce inconfondibile di Will Sheff si reinventa stavolta menestrello di tutte le vite vissute davanti e dietro un palcoscenico, mentre la band apre il sipario scuro di Black Sheep Boy e si diverte giocando con il country ed il blues.

Our Life Is Not a Movie or Maybe [mp3]

spoon.jpg7 Spoon / Ga Ga Ga Ga Ga
Non conoscevo gli Spoon prima di questo loro sesto lavoro in studio. Mi ero perso una band capace di un disco rauco e ruvido, americano nell’anima, non veramente rock ma neanche banalmente pop. Una formula personale, sanguigna e irresistibile.

My Little Japanese Cigarette Case [mp3]

modestmouse.jpg6 Modest Mouse / We Were Dead Before the Ship Even Sank
Inizialmente mi era sembrata una versione più debole e stratificata di “Good News…”, ma ascoltando meglio e leggendo i testi – essenziale come sempre per i Modest Mouse – ho cambiato idea: è un altro capolavoro. Isaac Brock spazia dal rauco al delicato, dall’acuto al grave e scrive ancora il diario nostro e forse di chiunque dalle due parti dell’atlantico, mentre l’acquisto di Johnny Marr è tutt’altro che di immagine. Lo stato dell’arte del rock nel 2007.

Dashboard [mp3]

maximopark.jpg5 Maximo Park / Our Earthly Pleasures
Soltanto due anni fa sembravano i più sfigati di un movimento inarrestabile dal nome new-new-wave, ma erano quelli con le migliori canzoni. Poi gli altri sono scomparsi e loro sono riusciti a confezionare un secondo album all’altezza del primo, impresa quasi impossibile. Il segreto? L’intelligenza e le emozioni autentiche nascoste sotto la bombetta di Paul Smith.

Books from Boxes [mp3]

ofmontreal.jpg4 Of Montreal / Hissing Fauna, Are You the Destroyer?
Ogni tanto capita quel gruppo geniale che suona diverso da tutti gli altri. Di solito passa qualche album prima di accorgersi di loro. Gli Of Montreal sono al sesto, ed è un capolavoro di pop frocetto ed edulcorato, innaturale e buonissimo come certe caramelle gommose. In mezzo c’è anche un pezzo filosofico lungo 12 minuti in cui citano intellettuali francesi.

Heimdalsgate Like A Promethean Curse [mp3]

ironandwine.jpg3 Iron & Wine / The Shepherd’s Dog
E’ ancora lo stesso Sam Beam che pochi anni fa ci aveva catturato con canzoni intime e notturne, una nuda chitarra acustica e una voce sussurrata e rarefatta? Parrebbe di sì, solo che stavolta ci sono percussioni, banjo, sax e atmosfere ricche e affollate di suoni. Country, reggae, quasi una sgangherata marching band. Il tutto arrangiato con bravura e gusto da rimanere sbalorditi. Applausi.

Boy with a Coin [mp3]

arcadefire.jpg2 Arcade Fire / Neon Bible
Dove avranno trovato questi canadesi l’ambizione per fare un disco così epico, religiosamente grandioso, artisticamente compiuto, insieme descrizione e anticipazione della rotta di un intero pianeta musicale? Forse nella famiglia allargata che formano la decina di musicisti radunati attorno ai carismatici Win e Régine Chassagne. La famiglia che ha rinunciato alle offerte più prestigiose e si è stabilita in una vecchia chiesa fuori Montreal per registrare uno dei dischi che rimarranno nella storia di questo decennio musicale.

Black Mirror [mp3]

national.jpg1 The National / Boxer
Al contrario degli Arcade Fire, non c’è grandiosità nelle parole e nella voce di Matt Berninger. C’è invece sostanza, schiettezza, un mondo cinico affrontato con dignità, voce grave e saggia, un camino, un tappeto consumato dal tempo e dal fumo. Le chitarre a scandire le dissonanze, basso e batteria a penetrare come proiettili nel cuore. Un ascolto che scalda, inquieta e rassicura, rivelando sfumature e profondità sempre nuove.

Fake Empire [mp3]
Apartment Story [mp3]

Leave a Reply




Posted: December 31, 2007 at 11:59 am

Tags