Ventrale
Ho visto coi miei occhi
saltare in alto due metri
e trentacinque centimetri
ventrale
a Francesco Bianconi.
Dai festival di provincia al Festivalbar,
dalle piccole radio all’heavy rotation su Mtv.
Non so se ci siamo spiegati.
L’applauso di indieblogger e critica massimalista rimane intatto, intero, convinto non solo dopo il passaggio su major tre anni fa, ma anche adesso con l’appena pubblicato Amen, un disco che musicalmente mi ha ricordato tra gli altri i Jalisse, pastone pop che indubbiamente trova soluzioni melodiche capaci di appiccicarsi in testa, anche se alla lunga in modo simile a quello di un chewingum sotto una scarpa. Certo ci sono i testi, la vocazione pasoliniana di Bianconi nel descrivere una società malata condannata all’autodistruzione, il fantasma dell’artista bohémienne. Se è vero che l’estetica da canzonetta è sempre stata precisa scelta dei Baustelle – scelta che ho trovato coerente fino ancora a La malavita – stavolta a forza di prendere per il culo il mondo di cui si parla, usando i suoi stessi mezzi di ritornelli iperglicemici (Charlie fa surf) e melodramma da ricatto emozionale (la lodatissima e a mio parere insopportabile Alfredo), parlando di gente di sinistra con toni di destra ma senza far capire da che parte si sta (Il liberismo ha i giorni contati), citando ovunque Dio ma rimanendo ateo (devoto), ho l’impressione che a venire preso in giro sia soprattutto l’ascoltatore.
Sempre a febbraio è uscito anche il secondo atteso lavoro degli Offlaga Disco Pax. Bachelite mi sembra una bel voto di opposizione contro lo strapotere di Amen, un ritratto diverso per spirito e per tecnica del mondo in cui viviamo. Dove i Baustelle generalizzano, gli emiliani guardano più che mai dentro, in basso, nel profondo, abbandonando il gusto declamatorio del disco d’esordio. Se siete tra quelli che non amano il connubio tra parlato ed elettronica degli Offlaga non cambierete probabilmente idea ora, ma le differenze con Socialismo Tascabile ci sono eccome. I suoni si fanno più caldi, sicuri, consapevoli nello scandire melodie ed emozioni, dinamiche armoniche e non solo ossessioni ritmiche. I testi di Collini abbandonano l’universale dichiaratamente politico mentre trovano la grazia di raccontare storie infinitamente personali ma non meno collettive. E quando tornano alla Storia (Sensibile) lo fanno con una decisione e una chiarezza che forse nemmeno piu da loro ci saremmo aspettati.
Bonus:
So che non c’entra nulla con il post, ma hai saputo che i notwist suoneranno allo spaziale festival di torino il 16 luglio? Non devi più espatriare… ciao
beh sì dai. io personalmente tra i due scelgo bachelite (lo sto ascoltando proprio ora, gli sto dando un’altra possibilità), ma è un palliativo aut aut à la javier bardem rispetto alla mia prima ed inequivocabile scelta, cioè lo stereo spento e/o la sordità.
grande fra’
a un mio amico amen ricorda gli 883 (che col revisionismo trash ora sarebbe pure un complimento; ma quel mio amico non lo sa…)
la notizia dei notwist allo spaziale (come del resto il nuovo pezzo) è più che gradita. ma a me piaceva l’idea di avere un pretesto per poter espatriare a fine aprile…
Li ho intravisti a Quelli che il calcio, domenica. Mi sembra che la Ventura li abbia presentati come “Il gruppo più divertente per i giovani” o qualcosa del genere. Brividi e raccapriccio. Ho spento subito sospirando tristemente.
(Questa notizia dei Notwist mi rende felicissima e felicerrima invece)
Anche io all’opposizione, mi ritrovo abbastanza in questo post
(soprattutto, non mi sembra affatto che Alfredo sia uno dei pezzi migliori di Amen, anzi. E credevo di essere quasi l’unico)
PB: sì grazie avevo avuto la notizia, ora non mi resta che trovare qualcos’altro da fare per il ponte del 25 aprile.
Dario: sul revisionismo 883 io approvo, ma a quel punto preferisco gli originali.
Per tutti: ma allora esiste un malcontento sotterraneo per i Baustelle, sono i giornali giacobini che manipolano la realtà! ;D
Per quanto mi riguarda non si tratta di vero e proprio malcontento, riguardo ai Baustelle. L’album è complessivamente bello, e anche se prendono un po’ per i fondelli l’ascoltatore va benissimo. Però io mi sento un po’ più “dalla parte degli Offlaga”, come immaginario e poetica (vabbè, spariamo pure paroloni).
mah, io, tutta sta cosa qui, contro i baustelle, mica la capisco..
alla fine,non è che io noti ste grandi differenze tra questo disco, ed il loro primo. hanno sempre fatto musica di questo tipo, e le loro canzoni mi rimandano tutte a canzoni che ho sentito nei loro precedenti dischi. se adesso sono al festivalbar, o dalla ventura, è perchè qualcuno si è accorto cinque anni dopo di me (è un me impersonale) che sono “ascoltabili” e “commercializzabili”.
l’unica cosa che mi dà fastidio sarà spingere un po’ di ragazzine in là per vederli in concerto, ma ce la posso fare, ho visto di peggio…
sugli offlaga, pienamente d’accordo.
comunque è periodo di grandi notizie. il disco degli afterhours, con singolo e concerto a maggio, i notwist in italia…..
deve essere la primavera.
ma è appunto questo il problema di Amen..
il mega copiaeincolla autocitazionistico fatto da bianconi & c. finisce col romperelepalle a chi i baustelle li conosce da un pò e dopo quattro album si è stufato di sentire gli stessi testi e la stessa musica..e sempre più tendenti al commerciale..
mo si trovano nella stessa fase in cui si trovarono i negramaro 4 anni orsono…quando, prima di andare a sanremo, venivano cagati solo dai fansstorici..poi ai concerti è iniziato quel miscuglio di regazzì gridanti “giulianoooooooooo! ma quanto sei bbono!” e fansstorici…per poi arrivare ad orde di fighette urlanti che ormai sono le uniche che ancora li cagano..
tra due anni pure bianconi sarà un figo..rachele lo era già.
direi che fabio è stato molto più efficace del sottoscritto… aggiungerei che se anch’io ai primi ascolti ho pensato che non c’era questo grande divario con gli altri album, poi ho provato ad ascoltare in sequenza qualche brano vecchio e qualche brano nuovo e la differenza mi è parsa piuttosto eclatante (i suoni, gli arrangiamenti, i testi, la freschezza delle idee come sottolineava fabio).
quanto ai fan, bei(?) tempi quando a bianconi gridavano “quanto sei umile!”
premesso che ho un’idiosincrasia per i baustelle e, in particolare, per la voce di bianconi, che mi risulta piacevole quanto un gatto appeso alla lavagna, ma davvero c’è stato un nanosecondo in cui qualcuno ha trovato che bianconi fosse umile? gosh.
boh. sarà. io, tutta sta differenza, non la noto. il precedente aveva tante canzoni belle, ed un paio di canzoni pessime.
questo, ha tre quattro canzoni che fanno assolutamente schifo, e le altre tra il buono e l’ottimo.
io, personalmente, se gli afterhours, o gli artemoltobuffa, o gli yuppie flu, o chi per loro, mi facessero i “soliti dischi”, difficilmente mi verrebbero a noia..
no Ne…gli gridavano..”sei trooooppo umile!”
c’hai ragione fa!
boll io questi pezzi tra il buono e l’ottimo non li vedo ma forse e’ un problema mio. un conto e’ insistere in un genere, un conto e’ fare una brutta copia (a mio parere) di quanto si e’ fatto in passato.
è indie criticare i gruppi quando diventano mainstream? x fortuna col festivalbar non hanno avuto questo gran riscontro, e ci siamo salvati dall’ennesimo spiattellamento in diretta nazionale.
cmq credo di sì. o che cmq sia normale. sentirsi derubati di qualcosa ke prima si sentiva come personale e basta. si andava ai concerti in pochi. era una cosa solo mia (x lo meno lo credevo). erano il mio gruppo. e quando ne parlavo, in pochi li conoscevano. è come se vengono a rubare a casa tua. anke se non ti portano via niente, ti senti violato nell’intimità. x quanti gruppi è successa la stessa cosa?
poi tutti i pareri sono buoni. davvero. origine del pensiero:birra. molta birra. xò lo meditavo da tempo. anzi, said scriverebbe tenpo.