La crisi del Baustellometro
Nello smontare i mobili per abbandonare le stanze di Corso Sempione (a fine maggio si trasloca) ho rinvenuto questo documento dattiloscritto dal coinquilino: un’approfondita analisi sul duro momento musical-politico, dopo la batosta elettorale e alla vigilia di un Mi Ami quanto mai sottotono.
Dal loft di Corso Sempione 50 giungono in questi giorni notizie drammatiche: dopo il terremoto elettorale, infatti, è iniziata una fase politico-musicale di smarrimento e subbuglio. Adesso non solo la sinistra, ma l’intero mondo indie è sotto shock: il referente politico del Baustellometro, Walter Veltroni, reggerà alla batosta di Roma? Potrà essere considerato ancora un modello vincente?
Non a caso, il PD era nato in contemporanea all’uscita di Amen dei Baustelle: entrambi rappresentavano, nei rispettivi campi, il massimo sforzo teso alla conquista del potere e delle classifiche di vendita. Oggi che la coppia Bianconi-Veltroni è sotto accusa, il Baustellometro trema e c’è già chi propone il ritorno nella Torre d’Avorio extraparlamentare (con improbabili festivals fra cascine sperdute in mezzo alla campagna, nel tentativo utopistico e un po’ luddista di ignorare la realtà circostante). Per il Baustellometro, che al contrario ha vocazioni maggioritarie e di alta classifica, sarebbe evidentemente una sconfitta storica.
Ma le scale della torre, si sa, sono strette: e per questo c’è anche chi cerca di reagire alla crisi andando nella direzione opposta. Il concerto del Primo Maggio ad esempio ha visto, in un clamoroso testa a testa proprio con i Baustelle, il prepotente ritorno degli Afterhours: che negli anni Novanta erano stati – assieme ai Subsonica – i grandi precursori del Baustellometro durante l’era (tipicamente dalemiana) della Mescal. Ci si chiede a questo punto come reagirà lo smarrito popolo delle spillette: manderà in prepensionamento Bianconi, per tornare ad affidarsi a vecchie glorie ormai ultraquarantenni? Nei momenti di tempesta un po’ di esperienza andreottiana può apparire utile; e se ai vertici del PD prevalesse la strategia di alleanza con l’Udc – con un’ulteriore spostamento al centro rispetto all’ormai tramontato compromesso rutelliano – sarebbe facile per Manuel Agnelli e soci fare le scarpe a ciò che rimane dei Baustelle.
Altri segnali in questo senso arrivano dalla presentazione del Miami 2008, che annuncia un’edizione sottotono per il gregge delle frangette: dopo le rivelazioni di questi ultimi anni, il nuovo cartellone non pare in grado di proporre facce nuove. Ci si affida addirittura a Meg (la ex 99 Posse da tempo mainstreammizzata) come headliner: nel tentativo forse di intercettare una parte del vasto bacino di fashion victims e frequentatori di aperitivi milanesi, che potrebbe però causare anche un preoccupante annacquamento identitario. Si andrebbe verso la cancellazione di ogni residua differenza fra destra e sinistra, indie e mainstream, popolo della Buona Musica e popolo delle libertà.
E a questo punto, non si rischia di dare ragione a chi dice che è tutto un magna magna? Già si paventa l’arrivo di un qualunquismo della spilletta, che potrebbe degenerare se qualche pericoloso demagogo organizzasse un Vaffaindie Day guidando l’esercito dei commentatori anonimi all’assalto del forum di rockit. Ormai il loft di Corso Sempione non è più sicuro per il Baustellometro, che verrà presto portato in una località segreta: al riparo sia dalle inevitabili rese dei conti al vertice, che dalla prevedibile rabbia della base. - BDD
“Si andrebbe verso la cancellazione di ogni residua differenza fra destra e sinistra, indie e mainstream, popolo della Buona Musica e popolo delle libertà.”
semplicemente geniale…
Il BDD è come sempre una guida. Il documento ricalca abbastanza fedelmente l’intervento tenuto nel corso della puntata di polaroid alla radio del venerdì 2 maggio ultimo scorso, dove al Fienile d’Avorio si contrapponeva l’azione diretta, nome in codice “Riprendere Berlino” per l’appunto.
Tra l’altro si notava come persino la Svezia, da sempre ritenuta un modello di indie-welfare da seguire, sembra cedere proprio su questo fronte, almeno a giudicare dall’ultimo singolo dei Radio Dept. e dalla linea del disimpegno professato sui sempre più numerosi m-blog rivolti alla scena electro e nurave.
Non abbiamo però fatto in tempo a discutere se nel futuro del Miami c’è il modello della Festa dell’Unità di Modena, o piuttosto quello delle convention per le primarie americane. E soprattutto se il ruolo dei vari Died Last Night, PIG, Vice e simili, con i loro colori fluo e il loro frullare di flash, si debba leggere come un presupposto o una conseguenza dell’antipolitica.
Aspettiamo il responso del Baustellometro o di quello che ci aspetta. Ora e sempre, ridondanza.
grazie, ciao,
e.
VAFFA INDIE SI’! è ora, è ora, è ora di cambiare, il bdd deve governare!
stasera mi bevo un Baustelle alla salute del bdd.
Un pezzo magistrale, non c’e’ che dire. Sia pure con la cadenza intermittente imposta dalla semiclandestinita’ cui la sua leadership della Nuova P2.0 e’ costretta, il BDD non manca mai di impartire essenziali insegnamenti di storia delle dottrine politico-musicali. Il tema e’ peraltro di scottante attualita’ in ambo le sponde dell’atlantico: ricorderete tutti i rallies pro-Obama degli Arcade Fire, gruppo parecchio amato dalla figlia di McCain (una blogger, peraltro!).
concordo in toto. il miami di quest’anno puzza, e non poco.
:gesu. è finita:
Applauso!
(Poi proprio la presenza di Meg non si può digerire.)
Meg ha sempre tentato disperatamente di essere mainstream, ma non c’è mai riuscita: le mancano i requisiti compreso quelli estetici.
Chiaro che dopo 10 anni di spinte da parte dei pezzoni di Mtv che
le hanno addirittura rimediato uno come Stylophonic, qualche effetto lo sortisce,sia pure per inerzia. Brutta storia perchè i giovani italiani hanno bisogno di artisti validi e di contenuto e invece, proprio in questo periodo di neo-nazisti,pestaggi brutali e pogrom, vengono proposte cose senza la minima rilevanza e capacità “educativa”. E quando certe cose vengono spacciate come cose di sinistra, c’è davvero da preoccuparsi. Concordo, ogni differenza è stata ormai annullata.
Il parallelismo sinistra-indie verso la massificazione è molto brillante. Ma si può vedere anche in un altro modo: è meglio una sinistra condannata all’opposizione perchè incapace di andare oltre l’identitarismo del popolo di sinistra, od una sinstra annacquata ma capace di cambiare davvero, un po’, le cose? E’ meglio un indie ascoltato da pochissimi eletti e suonato da ancora meno, od un indie forse morto, ma in grado di influenzare tantissimi?
So che può sembrare spam, comunque ne parlo qui… se ti va leggimi http://www.molock.org/2008/06/07/lindie-e-morto-evviva-lindie-pubblico-mi-ami/