Qualcosa che pareva un’attesa
“Mi piacerebbe sapere la storia di tutti quelli che c’erano, che alle 20 erano lì per i Massimo Volume. Non so, ma credo che tutti abbiamo una storia legata ai Massimo Volume.” La mia è quella di una folgorazione poco più di un anno fa, talmente intensa che ne ricordo il luogo e i colori, l’istante preciso. Passando accanto al dipartimento di Elettronica, probabilmente alle prese con uno dei vari problemi burocratici legati alla mia tesi, è restato un singolo fotogramma: io che guardo l’asfalto e gli alberi che ho di fronte, sotto il sole, mentre Emidio Clementi scandisce le parole di “La città morta”: Ordinare le stesse cose che mangiamo da una settimana / Perchè siamo stanchi di novità
Il merito fu innanzitutto di Sandro, se quel pezzo giunse alle mie orecchie. Se nelle settimane che hanno preceduto il concerto di sabato scorso a Torino c’è stata anche per me, arrivato alla loro musica ben oltre i tempi supplementari, qualcosa che pareva un’attesa. Merito tutto loro invece, se sotto e sopra il palco, prima e dopo la pioggia che ha bagnato il Traffic Festival e ha impedito di fermarsi a incontrare amici e conoscenze radunate alla Pellerina, sotto e sopra il palco c’era il sorriso di chi ha trovato la conferma che a volte le canzoni rimangono ben più di una stagione. Che a volte le cose più belle non lo sono perché finiscono.
(meglio di me ne hanno scritto Teddy, Sandro, Enzo, Andrea. – Qui un video.)