il ritorno del blogdibattito
sarà la primavera, sarà il partito democratico, sarà che la gente è stufa del buonismo che non porta da nessuna parte. sta di fatto che negli ultimi giorni sui blog c’è un fermento di dibattito politico schietto e argomentato, che non ha paura di andare giù duro. provo a fare un piccolo riassunto.
leonardo accusa i radicali di avere organizzato a piazza navona una manifestazione perdente in partenza, che non poteva avere la forza di confrontarsi con il family day. “Ora sapete anche quant’è forte il familismo militante cattolico in Italia, o, se preferite, quanto sia debole l’orgoglio laico. Il primo riesce a mobilitare mille volte più persone del secondo, nella stessa unità di tempo e in uno spazio contiguo. Se era una gara, l’orgoglio laico l’ha persa mille a uno.”
il bdd sulla boutique replica che non si può criticare l’iniziativa radicale solo perché ci sono andati in pochi. “Si sa che è la quantità che crea le rivoluzioni. Se ne deduce ad esempio che Gandhi era un piccolo pirla, che sfidava il Sole perché troppo orgoglioso della sua intelligenza.”
nel frattempo wittgenstein si fa promotore di un manifesto che chiede l’inserimento di dieci persone aggiuntive, più giovani, nel comitato del partito democratico. “In Italia ci sono 28 milioni di persone che hanno meno di quarant’anni. Tra di voi, neanche una. […] Aggiungiamo subito altri dieci nomi al Comitato per il Partito Democratico, scelti tra i molti che nella politica e nella società hanno già dimostrato capacità o sostegno popolare ampi e convincenti, e che siano per anagrafe e sensibilità rappresentativi anche dell’altra metà degli italiani“
camillo ribatte che non è quello il problema del pd. “Davvero il problema del nascituro Partito Democratico è l’assenza nel suo Comitato costitutivo di una quota minima di splendidi quarantenni? […] Un partito lo si giudica da ciò che vuole fare e dalle sue idee, non dai nomi del suo comitato centrale, tantomeno dalla carta d’identità dei suoi costituenti.”
leonardo attacca ancora più frontalmente l’iniziativa. “In pratica, l’unico reale inconveniente dell’establishment è che non ci siete ancora arrivati.” “Esprimere una critica a un meccanismo di cooptazione proponendo di cooptare altra gente (un po’ alla rinfusa) non mi sembra proprio il massimo. Come minimo ne deduco che la cooptazione non vi dispiace: vi dispiace non essere i cooptatori.”
aggiungo come postilla la mia opinione personale: la manifestazione dei radicali era minoritaria per vocazione, un errore di marketing se vogliamo, ma il vero problema è che un partito come i ds non abbia il coraggio di sostenere una legge già all’acqua di rose come quella sui dico, per paura di mettersi contro qualche cardinale o qualche futuro compagno democratico. quanto al comitato del pd, contiene troppi nomi (45? ma scherziamo?), per giunta sbagliati (sempre i soliti) e scelti col metodo sbagliato (dall’alto); aggiungere dieci persone a un tavolo già troppo lottizzato non può migliorare la situazione. e dire che l’idea del partito democratico mi piaceva, ma ormai mi fa sempre più paura: le persone con delle idee e delle capacità rischiano di trovare meno spazio di quello già risicato che hanno oggi in ds e margherita.
poi ci sarebbe tutto un discorso che mi ronza in testa da un po’ sul parallelismo tra musica e politica, dove il mainstream sono i grandi partiti sempre più inascoltabili e autoreferenziali e l’indie quelli piccoli che possono permettersi di dire quello che pensano senza doversi preoccupare delle varie oligarchie. ma se ad andare a sentire i concerti indie si sta più larghi e si spende meno, eleggere a ideale la piccola dimensione in politica potrebbe essere pericoloso: si rischia di consegnare al mainstream di palazzo cose ben più importanti della classifica di top of the pops.
