Dal vostro inviato a Londra
Sono tornato a Londra per un weekend, dopo 4 anni dall’ultima visita, e mi è sembrato di essere sempre stato lì. Sarà che Londra è uno state of mind, che non vuol dire nulla ma suona bene. Nonostante internet e l’informazione globalizzata del terzo millennio, ci sono sempre un po’ di cose che ti sorprendono di cui ti accorgi solo quando sei sul posto. Ad esempio che sia i tabloid che i principali quotidiani britannici sono in stato di eccitazione per la commovente storia di Susan Boyle, oppure che Bat for Lashes - la tizia che apriva i concerti dei Radiohead lo scorso anno - da quelle parti è già una specie di celebrità e soprattutto è completamente fuori di testa, dice di aver parlato in sogno con un suo futuro figlio e di avere una fascinazione mistica per i cavalli manco fosse Giovanni Lindo Ferretti.
Inoltre sabato era il Record Store Day e ho fatto un salto da Rough Trade East, e non solo nel negozio ma in tutto l’isolato l’hipsterometro era alle stelle, roba da far sembrare il Fuorisalone un ritrovo di venditori porta a porta e il Mi Ami un festival del liscio. In mezzo a tutte queste fashion victims è stato così piuttosto facile riconoscere Valido. Non è vero perché se non l’avesse visto prima Vale io sarei probabilmente uscito senza neanche salutarlo. In ogni caso per darmi un tono e sentirmi più up-to-date il giorno dopo ho comprato un paio di scarpe eco-friendly di cui vantarmi con gli amici una volta tornato in Italia.
Arreso al fatto che ormai essere indie è tremendamente cool e che non basta più ascoltare 20 nuovi album al mese (cosa che comunque non ho più il tempo di fare) se non hai anche un guardaroba composto per metà di capi American Apparel e per l’altra metà di originali indumenti vintage, tra le nuove confortevoli minoranze culturali da frequentare pensavo di dedicarmi al circo contemporaneo - che poi era anche il motivo di questa mia visita a Londra. Il collettivo gallese NoFit State mi ha regalato alla Roundhouse di Camden quella che qualcuno potrebbe definire un’esperienza spirituale. Forse traviato dalle pinte a meno di 4 euro per via del cambio favorevole, le due ore di spettacolo mi hanno letteralmente portato dalle lacrime alle più alte considerazioni filosofiche sul senso della (mia) vita. Ovviamente dopo essermi addormentato quella sera delirando sul valore dell’arte come necessità di espressione personale e sulla necessità della condivisione di tali obiettivi con altre persone per riuscire a costruire qualcosa, la mattina dopo mi sono svegliato con lo stesso inesistente spirito di iniziativa di sempre. O forse no.
