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January 17th, 2010

Morto un Craxi se ne fa un altro

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August 9th, 2008

Non ci sono più i giovani di una volta

Less a subculture, the hipster is a consumer group – using their capital to purchase empty authenticity and rebellion. [...] An amalgamation of its own history, the youth of the West are left with consuming cool rather that creating it.

Con la consueta brillantezza, AdBusters dedica il lungo e ottimamente scritto articolo di copertina alla hipster culture, presentandola come una pallida copia dei movimenti alternativi dei decenni passati. Forse troppo drastico nel demolire una generazione al confronto di quelle precedenti, l’analisi del fenomeno – la sua vacua autenticità, il rito delle foto dove ritrovarsi il giorno seguente – è lucidissima ed estremamente interessante.

(via Jukka)

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May 5th, 2008

Un mese a punti

  • Il giorno dopo il passengerseatparty (grazie ancora a tutti quelli che sono passati) è finita online una puntata speciale di Lazy Sundays featuring il sottoscritto e Polaroid. Possiamo ora rivelare che anche se facevamo finta che fosse domenica mattina, è stata registrata sabato prima della festa.
  • Alle elezioni ho votato PD alla Camera (sperando potesse essere primo partito) e Sinistra Arcobaleno al Senato (sperando raggiungesse l’8% in Lombardia). Preferirei non aggiungere altro.
  • Il viaggio fino a Lubiana per la terza data del nuovo tour dei Notwist ha rivelato una band in grandissima forma. Chitarre in primo piano, Martin Gretschmann che suona con due controller della Wii, sette pezzi nuovi, due da “12″, due da “Shrink” e cinque da “Neon Golden” in scaletta. Report fotografico qui, tre video qui.
  • Il parcheggio dietro la stazione costa poco ma le macchinette per il pagamento non danno resto, per cui invece di 4 euro ne ho pagati 20. Dev’essere per quello che a Lubiana sembrano passarsela bene e tutto il centro (piccolo ma affascinante) risplende di recenti restauri.
  • Francesco Merlo su Repubblica confeziona un’analisi piuttosto convincente (seppur da parte in causa) dei difetti del fenomeno-Grillo.
  • Davide mi segnala la dura polemica tra Milena Gabanelli e un ex-collaboratore di Report. Dopo aver letto una discreta parte del materiale presente in rete, non saprei di chi fidarmi tra le due parti in causa, ma mi sorprende che la cosa sia passata sotto un sostanziale silenzio.
  • Violetta (chez Inkiostro) ha scritto uno sferzante post sui danni della cultura indie quando esalta il dilettantismo in quanto tale.
  • Tobias Jones (autore dell’ottimo The Dark Heart of Italy) resoconta del ritorno al potere della destra italiana in un lungo articolo per il Guardian, che gli dedica copertina dell’inserto G2 (“Is Italy really returning to fascism?”) e correda l’articolo di un faccia-a-faccia fotografico Berlusconi-Mussolini.
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November 16th, 2007

beautiful people

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se il nome di yann arthus-bertrand non vi dice nulla, è il fotografo autore del progetto “la terra vista dal cielo”, una raccolta di immagini mozzafiato dei posti più belli del pianeta fotografati da un elicottero. le stampe in grande formato sono state esposte a lungo anche a milano in via dante e l’impatto dell’opera era notevole. le fotografie erano in fondo decisamente mainstream: il sogno segreto di ogni turista con digitalina al seguito, non di certo ardite sperimentazioni dell’arte visiva. eppure di fronte al risultato era impossibile rimanere indifferenti.

“6 miliardi di altri” è il nuovo progetto del fotografo francese ed è di nuovo in equilibrio tra banalità e perfezione, retorica ed emozione. brevi videointerviste realizzate da sei registi con gente comune di tutto il globo. una manciata di domande sempre uguali, semplici e difficilissime: senso della vita, gioia, sogni, amore, paure e così via.

Tutti hanno qualcosa di interessante da raccontare. Tutti hanno diritto ad esprimersi – persino quando non lo si sa [...] Abbiamo oggi a nostra disposizione dei mezzi di comunicazione straordinari [...] L’ironia è che allo stesso tempo conosciamo sempre poco i nostri vicini [...] Ormai abbiamo il dovere di occuparci gli uni degli altri, di aiutarci reciprocamente. E per fare ciò, occorre coabitare, parlarsi, smettere di avere paura.

così arthus-bertrand presenta il suo progetto. buonista? veltroniano? sì, certo. eppure non riesco a scollarmi dal sito e guardo ancora un altro gruppo di interviste.

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October 31st, 2007

exporre il problema

expo.jpgmigliaia di manifesti sono comparsi in città per ricordare la candidatura di milano a sede dell’expo 2015 e ad un certo punto ho intuito la domanda decisiva: cosa diavolo è l’expo? cerco su wikipedia e – scartate le improbabili opzioni di una rivista antifastista, un canale di shopping australiano, un tipo di pennarello – capisco che deve trattarsi dell’esposizione internazionale che si tiene dal milleottocentoqualcosa in diverse città del mondo, a scadenza piuttosto irregolare. il logo in effetti ha quel nonsoché di vetusto e polveroso, proprio di quelle cose sopravvissute per caso alla naturale evoluzione della specie. sul sito ufficiale dell’ente organizzatore e su quello che presenta la candidatura di milano – entrambi preoccupantemente arcaici – si trova qualche vago dettaglio in più, mentre wikipedia assicura che l’expo è il terzo più grande evento del globo dopo mondiali di calcio e olimpiadi.

l’ultimo expo tenutosi in europa è quello di hannover nel 2000, del quale io non ricordo assolutamente nulla, neanche un parente che ci fosse andato per sbaglio in vacanza. in germania probabilmente se lo ricordano meglio, visto che ha lasciato alcuni ruderi postmoderni come questo edificio e pare che a milano potrebbe succedere di peggio. un’esposizione internazionale ha ancora senso nel terzo millennio? la mia impressione è che la moratti abbia in mente un’enorme notte bianca lunga sei mesi: infiniti eventi di valore nullo, con cui si possono riempire cataloghi di mille pagine ma che in fondo non interessano a nessuno. eppure è bastata la visita in città degli ispettori internazionali che dovranno scegliere tra milano e la concorrente turca smirne a smuovere energie incredibili. sulle pagine cittadine del corriere ci tocca continuare a leggere articoli razzisti e snob degni di un giornaletto di provincia, ma guardandosi attorno si vedono decine di cantieri aperti, squadre di pulizia al lavoro giorno e notte, sinergie bipartisan comune-governo: cose turche, appunto. questo misterioso, probabilmente inutile, forse evitabile appuntamento è diventato l’unica possibilità di vedere completati nel giro di 8 anni – comunque il doppio del tempo che sarebbe necessario nel resto d’europa – alcuni lavori essenziali per la città come, giusto per dirne due, le nuove linee della metropolitana e la riqualificazione della zona di porta garibaldi (dove il progetto è al centro di numerose controversie, ma almeno dopo decenni si muove qualcosa). teniamoci l’expo allora, e incrociamo le dita.