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November 16th, 2007

beautiful people

6billion.jpg

se il nome di yann arthus-bertrand non vi dice nulla, è il fotografo autore del progetto “la terra vista dal cielo”, una raccolta di immagini mozzafiato dei posti più belli del pianeta fotografati da un elicottero. le stampe in grande formato sono state esposte a lungo anche a milano in via dante e l’impatto dell’opera era notevole. le fotografie erano in fondo decisamente mainstream: il sogno segreto di ogni turista con digitalina al seguito, non di certo ardite sperimentazioni dell’arte visiva. eppure di fronte al risultato era impossibile rimanere indifferenti.

“6 miliardi di altri” è il nuovo progetto del fotografo francese ed è di nuovo in equilibrio tra banalità e perfezione, retorica ed emozione. brevi videointerviste realizzate da sei registi con gente comune di tutto il globo. una manciata di domande sempre uguali, semplici e difficilissime: senso della vita, gioia, sogni, amore, paure e così via.

Tutti hanno qualcosa di interessante da raccontare. Tutti hanno diritto ad esprimersi – persino quando non lo si sa [...] Abbiamo oggi a nostra disposizione dei mezzi di comunicazione straordinari [...] L’ironia è che allo stesso tempo conosciamo sempre poco i nostri vicini [...] Ormai abbiamo il dovere di occuparci gli uni degli altri, di aiutarci reciprocamente. E per fare ciò, occorre coabitare, parlarsi, smettere di avere paura.

così arthus-bertrand presenta il suo progetto. buonista? veltroniano? sì, certo. eppure non riesco a scollarmi dal sito e guardo ancora un altro gruppo di interviste.

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September 24th, 2007

we’ve been here before

solo qualche mese fa scrivevo di buttons, il prototipo di macchina fotografica che invece di un obiettivo includeva una connessione gsm per recuperare da flickr le foto scattate da altri in quel preciso momento – nulla di più di un affascinante progetto di tesi realizzato da un artista tedesco. nei commenti davide proponeva una versione leggermente differente: un aggeggio capace di recuperare dal web le foto scattate in precedenza nel luogo dove uno si trova. ora questo è realmente possibile, con un normale telefono cellulare e una web application di nome zurfer: “Zurfer gets your location from ZoneTag (see ‘Zurfer and ZoneTag’ below). ZoneTag can often recognize your location using the cell tower your phone is connected to. If that’s the case, Zurfer will automatically set itself to that location and show you the nearby photos. If not, try telling Zurfer where you are under “Options”

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May 8th, 2007

l’evoluzione della rivoluzione

una settimana fa ero a losanna con lei per la mostra tous photographes – we are all photographers now, un’interessante esperimento che incrocia una tradizionale esposizione con le caratteristiche collaborative del web 2.0. tutti possono inviare tramite il sito le loro fotografie, ogni settimana 100 a caso vengono stampate ed esposte all’interno della mostra. tutte le altre vengono proiettate in un ciclo continuo e potenzialmente infinito in una sala del museo.

siamo riusciti ad ascoltare anche un pezzo dell’interessante dibattito pomeridiano a cui partecipavano il direttore del museo william ewing insieme a personalità quali fred ritchin, direttore dell’agenzia online pixelpress, e martin parr, fotografo inglese membro della storica magnum. ancora più della discussione che si è sviluppata sulla definizione della fotografia digitale come rivoluzione o evoluzione, la cosa che colpiva era il riconoscimento da parte di questi accademici e professionisti del ruolo centrale di un sito come flickr, spesso considerato come un divertimento per giovani con tempo da perdere e invece componente essenziale del rinato interesse e fermento attorno all’immagine fotografica.

proprio martin parr ha avanzato provocatoriamente l’ipotesi che coloro che dovrebbero preoccuparsi delle nuove tecnologie siano in realtà i musei, destinati ad essere sostituiti da schermi sempre più ad alta qualità che permetteranno di trasferire l’esperienza di una mostra direttamente nelle nostre case, attraverso il web. l’esposizione di losanna, aperta ancora fino al 20 di questo mese, sembrerebbe in realtà dimostrare il contrario per l’enorme valore aggiunto che dà all’idea di partenza, quella di raccogliere le immagini degli stessi potenziali visitatori. la raccolta di immagini casuali pescate su google images, le prime pagine dei giornali dove i fotoamatori hanno fatto la differenza (come negli attentati di londra di due anni fa), il video di noah kalina già segnalato anche su questo blog, le copie dell’ottimo jpgmag, messe insieme riuscivano davvero a dare un volto alla evoluzione digitale. salvando il termine rivoluzione, come qualcuno suggeriva nel dibattito, per george eastman che nel 1888, un secolo e mezzo fa, depositò il brevetto della prima kodak compatta a rullino. il suo slogan era: you press the button and we do the rest; le reazioni del tempo, riportate su piccoli pannelli in giro per la mostra, ne drammatizzavano le conseguenze nefaste per l’arte fotografica ed erano ironicamente identiche a quelle dei nostri giorni di fronte all’invasione delle compatte digitali.

guarda: william ewing presenta la mostra [youtube video]

ascolta: una lunga intervista a martin parr (via) [mp3, 45mb]

bonus track: sull’agenda degli appuntamenti musicali delle fnac svizzere mi lascio incuriosire da un duo dal nome aaron. a più approfondita analisi scopro che non sono svizzeri ma francesi, e anche che il loro disco artificial animals riding on neverland merita assolutamente un ascolto. malinconie oscure rivestite dalla scorza di beat elettronici a ribadire le ritmiche dei pianoforti, echi pinkfloydiani smorzati in liriche biascicate come aidan moffat in gita a parigi o gli air dopo una solenne sbronza di whisky.

aaron – angel dust [mp3]

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March 19th, 2007

the decisive moment

buttons.jpgbuttons è una macchina fotografica senza un obiettivo, con solo un pulsante rosso, e uno schermo lcd. tu premi il pulsante, lei si collega alla rete e comincia a cercare su flickr foto scattate in quel preciso momento, in qualunque parte del mondo, non appena vengono messe online. può essere necessario aspettare qualche minuto, o qualche ora: quando ne trova una, la visualizza sullo schermo lcd. secondo me sarebbe piaciuta anche a cartier bresson.

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December 17th, 2006

what’s the frequency, dhinus?

arriva così anche il mio debutto improvvisato ma estremamente divertente nelle vesti di intervistatore radiofonico, grazie a tommy e al suo podcast lazy sundays di cui già vi avevo parlato. la professionalità e la grammatica latitano ma l’ospite è subito d’eccezione trattandosi di dietnam. abbiamo parlato del nuovo album dei canadians, della milano da bere e di come sfondare su myspace. la lunga chiacchierata è scaricabile da indie for bunnies oppure cliccando sul link in fondo a questo post.

sono finalmente online anche le foto che avevo fatto alla band veronese in quel di ottobre, le trovate a questo link.

lazy sunday #7: a cup of tea with Max Fiorio [mp3, 42mb]