una delle definizioni più comuni per gli a classic education – nuovo progetto di jonathan clancy dei settlefish – è “il miglior gruppo italiano del 2008″. come se un promo di tre pezzi e un paio di buoni concerti a spalla di colossi come modest mouse e arcade fire bastassero a garantire che l’album che dovrebbe uscire a mesi sarà un capolavoro e che nessun gruppo in italia potrà fare di meglio nell’intero anno a venire. peccato, perché i tre pezzi del promo – lo sapete, li avete già sentiti, ne trovate uno qui sotto – sono belli, aprono per la prima volta in maniera concreta una via italiana al pop orchestrale che all’estero ha trovato rappresentanti d’eccezione proprio negli arcade fire, lo fanno con un impeto a volte sopra le righe ma anche con un’urgenza che colpisce e una notevole maturità nel calibrare gli arrangiamenti. peccato, perché l’idea di saltare oltre le polemiche nostrane mettendo nella cartella stampa una serie di recensioni scritte da più o meno noti indieblog internazionali è un’ottima risposta alle accuse di essere i soliti raccomandati. intanto stasera passa da milano il loro minitour che ha anche il merito di portare in italia i londinesi fanfarlo, interessanti promesse indie pop dell’underground inglese. prima e dopo i concerti, djset di enzo. se ci dimenticheremo per un attimo dell’hype e proveremo a goderci la musica, le premesse per una bella serata ci sono tutte.
anche quest’anno è tempo di mi ami – il miglior festival dedicato alla musica indipendente italiana, inventato due anni fa dai benemeriti di rockit. la location è come l’anno scorso l’idroscalo di milano e il cast assolutamente spettacolare.
carlo pastore – nel 2005 uno degli ideatori della cosa e ora vj su mtv – ha fatto uno spottone nella puntata di martedì di our noise, portando in studio fiz di rockit e dente, anche lui del giro. automarchetta del nuovo establishment oppure occupazione di multinazionale da parte di tre simpatici cazzari con buoni gusti musicali? io voto la seconda.
con tommy e il bdd saremo in giro – muniti di sofisticati apparati di registrazione audiovideo – a misurare l’hype, il numero di baci e la qualità delle salamelle (la novità più attesa di questa terza edizione). per chi viene, ci si vede lì. per tutti gli altri, stay tuned: sorprese in arrivo.
insomma uno alla fine deve prendere delle posizioni chiare. questi battles che pompano ritmiche caciarone incrociandole con suoni talmente privi di senso per non essere suonati a caso ma comunque capaci di darti quella merdosissima impressione di intelligenza superiore che capiremo solo tra vent’anni, ecco che non mi fossero piaciuti l’avevo detto subito. però devo ammettere che la copertina del disco è molto figa, il video anche non è male e ieri sera suonavano al magnolia alla ipermodica cifra di 5 euro – a pensarci ormai i concerti più hype o sono gratis o costano poco. arrivo con calma alle 23.30 e fuori ci sono una ventina di persone. non avranno ancora aperto? no, è sold out. minchia. aspetto venti minuti sotto la pioggia discutendo con un amico metallaro. quando ormai tutto sembra perduto e siamo rimasti in dieci, ci fanno entrare. dentro è una bolgia mai vista, il palco del magnolia è allo stesso livello della sala in un angolo del locale e dopo la terza fila già non si vede assolutamente nulla. il gruppo potrebbe anche non esserci, guardo un po’ le immagini riprese dalle telecamere e rimbalzate sul muro, poi lascio perdere e faccio finta che sia una serata in discoteca. esco nel giardinetto, prendo una birra, l’impressione è che nessuno sappia veramente perché diavolo si trova lì. la maglietta i have battles in my life mi piace, quasi quasi la prendo. intanto il concerto finisce, niente bis. ariel dà la spiegazione definitiva: “questo non è hype, la parola del mese è hipster“. neanche wikipedia, al riguardo, è ancora molto preparata.
vogliamo non dire nulla su questi ennesimi poser fotocopia inglesi che scelgono come nome elle milano e intitolano un pezzo believe your own hype. always.? sulla pagina wikipedia ci sono frasi memorabili come formed by the indie fashion models Adam Doherty and James Iha oppure the engineering of ‘vomit inducing noise’ on guitar and keyboards. domani sera suonano al plastic e ormai non si capisce più se è il locale milanese che scimmiotta l’hype d’oltremanica o viceversa.
Accumulo libri / vado allo spazio Oberdan / vivo all’Isola / vivo sui Navigli / vivo in Buenos Aires / voglio un loft / compro i Taschen / faccio lo IED / faccio filosofia in Statale / faccio lettere / faccio la Naba / facevo Brera / farò i soldi / me ne andrò da Milano / facevo la cameriera / faccio la barista / anzi no, la barman/ faccio la dj / Organizzo feste / mi metto gli occhiali grossi / mi tolgo gli occhiali grossi / faccio la grafica / faccio tante foto in digitale / ho il Macintosh / vado alle feste di Mtv / che bravo kounellis / che bravo Alessandro Riva / che bella la mostra sulla street art / gli adesivi / io aderisco / guardami guardami sto appoggiata al muro / bevo solo la birra e il cuba libre / sono una tipa complicata / uh uh se sono complicata / almeno due concerti al mese / quanto mi diverto / vado al rocket / vado al plastic / vado al gasoline / le mie amiche sono troppo delle pazze / sono una indierocker / sono indigente / ho la frangetta / sono estroversa / sono introversa / non mi piace il cazzo / per carità vai via con quel cazzo / chattiamo su messenger / ti faccio vedere le foto del mio gatto / ti mando una canzone troppo bella / questa sera andiamo al leoncavallo / andiamo in ticinella / minkia ke flash / facciamoci una canna / la barella no, è da stronzi / non mi interessano i ragazzi con la macchina bella / a me piace il maggiolone / a me piace il furgone della wolkswagen / che bello il salone del mobile / quanta creatività / che bello il miart / basta, alighiero boetti ha rotto le balle / mi piacciono le foto di basilico / sono molto intense / ho Fastweb / mi scarico un film di Antonioni / Fellini, Pasolini, Rossellini, Bolognini / andiamo ai Magazzini / Godard, Truffaut / non mi piace il cinema americano / è troppo commerciale / andiamo alla biennale / i miei genitori non mi capiscono / mio papà mi dice solo porco dio / mi spezzo la schiena per farti studiare / studia cretina / che io non ho potuto
scoperta sulla boutique, ormai è già un inno. pare che dietro ci sia lo storico deboscio, che io davo ormai per defunto. ora però urge un video serio stile scroobius pip. urge anche capire se in fondo come dice girolami queste sono le donne di cui ci innamoriamo.