Milano, etc.
Sul Guardian esce una guida con 10 consigli non convenzionali su Milano, le segnalazioni sono ad opera di Marina Spada, regista della quale avevo sentito parlare (bene) qualche anno fa per il suo “Come l’ombra”. Marina Spada, scopro ora, è anche candidata alle elezioni regionali e si unisce a poche altre facce che – mentre a sinistra si decide di puntare tutto su due trombati – sembra quasi immaginabile poter votare, e che lasciano un filo di speranza sulla possibilità non ancora del tutto sepolta di fare politica in modo onesto. Le altre facce che ho visto? Giuseppe Civati, Pietro Bussolati, Chiara Cremonesi. Proprio sul sito di quest’ultima trovo rilanciato l’ennesimo geniale provvedimento della giunta Moratti: l’ordinanza che prevede la chiusura di tutti i locali di Via Padova a mezzanotte, ufficialmente per garantire più sicurezza dopo gli scontri di qualche settimana fa, di fatto ottenendo l’esatto opposto e costringendo chi magari non voleva spaccare nessuna macchina ma solo bersi un bicchiere di vino al Ligera a restarsene a casa. D’altra parte, non è che tredici anni fa le cose andassero molto meglio.
La paura e la speranza

I cinici diranno che in fondo cambia poco, comandano sempre le multinazionali, le basi in Italia ce le teniamo ugualmente e magari ci scappa pure un’invasione di qualche stato a caso. Personalmente mi riapproprio del titolo di quel furbacchione di Tremonti e dico che la vittoria di Obama su McCain è la vittoria della speranza sulla paura, concetti astratti ma non certo ininfluenti e che possono essere il punto di partenza per cambiamenti ben più tangibili.
Interessante anche rileggere il sondaggio dell’estate scorsa e ora riproposto dalla BBC secondo il quale per quasi la metà della popolazione mondiale “if Senator Obama were elected, it would change their view of the United States completely”.
(La foto è di Callie Shaw per Time, via MaxCar, grazie a Vale)
Tesoro, mi si è ristretta la piazza
Posta la tristezza e l’inconcludenza della manifestazione di sabato a Roma, la cosa che mi dà più fastidio non è la differenza di 2,3 milioni di persone tra la stima della questura e quella del PD sul numero dei partecipanti, ma piuttosto il fatto che in Italia apparentemente non esista nessuno (oltre a questura e PD) in grado di fare una stima imperfetta ma scientifica del numero di persone che può contenere il Circo Massimo. Più probabile fosse troppo faticoso o sconveniente per i media fare una volta tanto il loro mestiere, molto più facile limitarsi a riportare le due cifre contraddittorie e strizzare ironicamente l’occhio al lettore/telespettatore, riducendo tutto a fatto di costume: “Siamo proprio strani in Italia, nevvero?”. Plauso quindi per il Sole 24 Ore che, calcolatrice alla mano, deduce una capienza di 300.000 persone. Visto che non era poi così difficile?
(Vedi anche: Wittgenstein, da un altro punto di vista.)