Partire dalla fine

Sono le 4 di notte e visto che sono ancora alzato potrebbe essere il momento giusto per raccontarvi questa storia. Dietro lo schermo e oltre la portafinestra anche l’enorme incrocio tra corso Sempione e via Domodossola ha ormai i semafori lampeggianti, mentre passano ancora parecchie macchine per quest’ora così tarda; dall’altra parte della stanza giace sdraiato da tre giorni uno scheletro di un armadio Ikea Pax che ho comprato lo scorso weekend e non ho ancora finito di montare. Sono in quella che da un mese è la mia nuova stanza fuori casa dei genitori. Partiamo dalla fine, dicevo: la raccomandata del proprietario dice che la casa andrà liberata entro fine giugno, il contratto è unico per tutto l’appartamento dove viviamo in tre ed è in scadenza, per cui poco conta che quando ho deciso di traslocare qui lo stesso proprietario sembrasse intenzionato a prolungarlo e io avessi progettato di imbiancare, comprare altri mobili e insomma fermarmi un po’ più a lungo. Non rimane che prenderla come una vacanza, qualcosa di simile a quel periodo di lavoro all’estero che non avevo mai avuto il coraggio di fare. I vantaggi di avere un termine per la mia permanenza sono che non c’è tempo da perdere: bisogna conoscere i locali del quartiere, invitare gli amici, fare qualche festa, evitare di rimandare troppo. Poi c’è anche il pazzo progetto di raccogliere in un libricino i ricordi di tutte le persone che in una decina d’anni si sono succedute di amicizia in amicizia, di conoscenza in conoscenza, in queste tre stanze al quarto piano di Corso Sempione 50, poco lontano dalla sede della Rai. Il socio innanzitutto, che a questo indirizzo aveva dedicato il suo tlog e che spesso mi aveva ospitato a cena già lo scorso anno, trasformando questa casa negli studi della Yacht TV. Poi Fabio de Luca, altro nome storico della blogosfera italiana che fino a un paio d’anni fa abitava nella stanza qui a fianco. E ancora una serie di altre persone ora sparse per il mondo che hanno trasformato questo appartamento in qualcosa di piuttosto speciale, arrivando fino a Rubens, l’attuale terzo inquilino, brasiliano passato per gli States, la Spagna, la Francia e infine approdato a Milano.
Facendo l’ultimo passo indietro, la decisione di andare ad abitare da solo l’avevo presa già attorno a metà dello scorso anno, più o meno in coincidenza con il mio primo stipendio da lavoratore. Quando a ottobre arrivò la notizia che il socio cercava un nuovo inquilino, fu l’ennesima fortunata sorpresa del 2007. La speranza che questo indirizzo potesse essere un punto fermo su cui appoggiare un 2008 che per forza di cose non potrà essere altrettanto life-changing è già svanita, evidentemente non è ancora il tempo delle sicurezze. Ma è il tempo dei miei primi sei mesi fuori casa, i miei sei mesi a Corso Sempione. Non è poco, no.
